CITTA’ STUDI SI SPOSTA A RHO ?!

La nostra università ci ha informato, a decisione già presa, che Città Studi entro il 2022 verrà spostata a Rho, nei terreni di Expo. Questa notizia è stata formalizzata in due conferenze: 11 ottobre 2016 e il 2 febbraio 2017.  Perché mai l’università statale di Milano avrebbe preso una tale decisione, soprattutto dopo essersi già ipotecata di 200 milioni per la ristrutturazione e la manutenzione di Città Studi?

La risposta ci viene fornita nella conferenza dell’11 ottobre in via Valvassori Peroni.  Per ammissione stessa dei promotori di tale operazione, nello specifico nelle vesti del presidente di AreaExpo Azzone, lo spostamento di Città Studi nell’area di Expo nasce dall’esigenza di trovare una destinazione a tali spazi, soprattutto a seguito della mancata conclusione della vendita all’asta dell’area in questione (asta alla quale nessun’acquirente si è presentato). Presenti, sempre in tale occasione, anche l’assessore all’urbanistica Maran e il nostro magnifico rettore dell’università statale, entrambi impegnati a difendere e giustificare tale scelta con motivazioni pretestuose e nell’interesse di multinazionali quali Nokia, Bayer, Monsanto ecc.

Quello che si tenta di nascondere è il tentativo di calarci dall’alto l’ennesima operazione speculativa, nella quale i costi presentati dal rettore sono tra i 340 e i 380 mln di € (anche se secondo la consulenza di Cassa Depositi e Prestiti su un piano precedente i costi ammonterebbero 540 mln) e l’università nelle sue casse ha circa 90 mln. Le istituzioni pubbliche sovvenzionerebbero circa 130 mln, mentre 100-180 proverrebbero dalla cosiddetta “valorizzazione” (ovvero svendita del patrimonio pubblico ai privati) degli immobili vuoti della Città Studi. Non bisogna però dimenticarsi i 170 mln che l’università dovrà sborsare per lo spostamento di veterinaria a Lodi e le ipoteche di cui sopra. Il risultato algebrico di tale operazione equivale a 30 anni di debiti cui l’università dovrà fare fronte. In tutto ciò bisogna tenere conto che il governo, per quest’anno, ha tagliato i fondi ordinari per l’istruzione di circa 8 milioni.

Speculare sugli studenti sembra essere diventato lo sport per eccellenza: i soldi per coprire il buco di bilancio lasciato da Expo ci sono e si trovano, soldi per il diritto allo studio però non ce ne sono. Infatti Regione Lombardia s’impegna a stanziare circa 130 mln per il progetto di trasferimento ad Expo, ma parallelamente taglia i fondi regionali per il diritto allo studio di circa 4.6 mln!

EXPO è stato sinonimo di debito, cemento e precarietà (basti pensare ai protocolli sindacali che fissavano il costo del lavoro per Expo a pochi euro/l’ora, anticipando e superando l’attacco ai diritti contenuto nel Jobs Act), il post EXPO si prefigura come un tripudio di SPECULAZIONE E DEVASTAZIONE.

Quello a cui ci stanno mettendo di fronte è un vero e proprio attacco. Infatti, se i soldi per sovvenzionare progetti inutili ed estremamente costosi (laddove ci sono interessi privati da proteggere) ci sono, o se non ci sono si trovano, vengono però a mancare nel momento in cui si tratta di sovvenzionare il diritto allo studio. Così emerge un disegno ben preciso: espellere dall’università le fasce di reddito più deboli.

Qui la questione è che ci continuano a privare del diritto a poter studiare, che è diventato a tutti gli effetti in un servizio: chi paga ne usufruisce, chi non se lo può permettere ne resta escluso; tra l’altro un servizio estremamente caro (la Statale di Milano è una delle università pubbliche più care d’Italia).

Per concludere non possiamo non porci una domanda: quale sarà il futuro di città studi, dopo che 20000 studenti e 3000 lavoratori se ne andranno? Il vuoto di 33 grandi edifici (oltre a quelli relativi al trasferimento dell’Istituto dei Tumori e dell’istituto Neurologico Besta)

A nostro avviso questo progetto da un lato punta al totale asservimento alle logiche di mercato dei settori più profittevoli della formazione universitaria (il polo didattico sarebbe infatti fortemente connesso al mondo delle imprese con Human Technopole, centro di ricerca dedicato alle Scienze della salute e della Nutrizione), mentre dall’altro continua a tagliare i fondi per il diritto allo studio, (borse, mense, alloggi e strutture sono sempre meno) obbligando le famiglie a esborsi insostenibili per la prosecuzione degli studi universitari.

Nessuno ha chiesto nulla a noi studenti, ma ciò non toglie  dobbiamo farci sentire insieme e collettivamente!

 Ci troviamo per discutere di questo e altro ogni GIOVEDI’ alle 11.00 allo Spazio Occupato di Scienze Politiche.

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

 

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COMUNICATO IN SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI DI BOLOGNA E MILANO

Venerdì 9 febbraio l’Università di Bologna ha chiesto l’intervento della celere per sgomberare la biblioteca di Lettere, al 36 di via Zamboni, caricando due volte gli studenti all’interno. La biblioteca era stata aperta dagli studenti a seguito di una vera e propria serrata da parte dell’istituzione universitaria.

Erano infatti giorni che si susseguivano proteste contro il posizionamento dei tornelli, voluti dall’Ateneo, per “regolare gli accessi in biblioteca”. Accessi regolati vuol dire che l’università, un luogo pubblico, non sarebbe stato più pubblico, ma accessibile solo a coloro che avrebbero presentato i requisiti per l’accesso.  Questo sarebbe stato l’ennesimo tassello dello smantellamento dei nostri diritti: l’università si sarebbe mostrata per quello che è, un servizio, pagato a caro prezzo dagli studenti, usufruibile solo da coloro che lo pagano e che, quindi, hanno i requisiti per l’accesso. Gli studenti di Bologna si sono opposti a quest’ennesimo abuso smontando i tornelli. Di risposta l’università, al posto di prendere atto delle rivendicazioni degli studenti, ossia che l’Ateneo debba essere un luogo libero e accessibile a tutti, ha chiuso arbitrariamente la biblioteca di via Zamboni. Di fronte a quest’atto un’assemblea partecipatissima di studenti ha deciso collettivamente di rispondere all’attacco riappropriandosi e rendendo accessibile a tutti la biblioteca. In serata l’università ha chiesto l’intervento della polizia che è entrata nella sala studio del 36, manganellando violentemente gli studenti che stavano tranquillamente studiando. Questo è un atto gravissimo e inammissibile: cariche della celere, all’interno della facoltà. Gli studenti, però, non si sono arresi e hanno iniziato a sfilare per le strade della città.

Anche noi, come gli studenti di Bologna, lottiamo e rivendichiamo il fatto che l’università debba essere un luogo accessibile a tutti, senza tornelli, senza manganelli.

Ecco perché ci opponiamo alla decisione del rettore della nostra università di Milano di non autorizzare l’incontro pubblico, organizzato per lunedì 13 febbraio con Davide Grasso (combattente delle Ypg in Siria tra maggio e ottobre scorsi). Incontro vietato “per ragioni di opportunità” dal momento che la presenza “di un combattente” costituirebbe “grave pericolo per la comunità universitaria”. Non possiamo accettare tale divieto, pur sapendo bene che l’università non accetta confronti critici con, e tra, gli studenti, ma li vieta; soprattutto se si tratta di controinformazione, nello specifico sulla situazione kurda, in cui, magari, emergono le responsabilità italiane ed europee rispetto alla condizione della guerra siriana. Ma ancora più esplicativo della funzione che l’università ricopre (ossia di prepararci al mondo del precariato e della flessibilità, previo lavaggio di cervello con nozioni ideologiche da ripetere acriticamente e a memoria) è l’aver preso questa decisione in subalternità alla Questura, che parla, appunto, di problemi per l’ordine pubblico.

Noi lunedì ci saremo a fianco dell’Assemblea Statale, per riappropriarci dei nostri diritti: l’università è degli studenti, che s’impegnano per renderla un luogo di confronto critico, non un mero esamificio utile solo per seguire lezioni frontali al termine delle quali ripetere poche e confuse nozioni a memoria (in modo totalmente acritico pena la bocciatura all’esame) e dare, nel più breve tempo possibile, il numero maggiore di CFU.

Gli eventi di Milano e Bologna non sono scollegati, esprimono una precisa volontà: uniformare le università, renderle dei meri esamifici, dei luoghi di accettazione acritica delle regole. Ma noi studenti ci siamo e ci opponiamo a ciò, dimostrando che di fronte alla violenza dell’istituzione accademica e dei manganelli ci organizziamo e rispondiamo, lottando per difendere i nostri diritti.

SOLIDARIETÀ agli studenti di Bologna!

 

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

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GIOVEDì 1 DICEMBRE 2016

ORE 12.00 PRANZO SOCIALE

ORE 14.00 DIBATTITO @ SPAZIO OCCUPATO SCIENZE POLITICHE, VIA CONSERVATORIO 7, MI

IL RUOLO ATTUALE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE:

LAWFARE E DIRITTO PENALE SIMBOLICO, LA PALESTINA COME TERRENO DI SPERIMENTAZIONE.

IL MODELLO DEL DIRITTO ISRAELIANO.

L’IMPORTANZA DI BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E

SANZIONI.

NE DISCUTIAMO CON: AVV. UGO GIANNANGELI, STUDENTI CONTRO TECHNION.

ORGANIZZA: FRONTE PALESTINA MILANO E ASSEMBLEA SCIENZE POLITICHE

Il Medio-Oriente occupa uno dei primi posti nelle agende delle grandi potenze occidentali, dal momento che rappresenta un tassello fondamentale sia dal punto di vista politico sia da quello economico. Date le ricchezze in termini di risorse naturali e la rilevanza strategica della posizione geografica, il Medio-Oriente ha destato l’attenzione degli attori

internazionali che da una  parte  necessitano di diversificare le loro vie di approvvigionamento energetico, dall’altra vedono nel mantenimento dello stato di conflitto, manifesto o latente, il mezzo per tenere sotto scacco questa regione.

In questo quadro, lo Stato Italiano, è in prima linea nel garantire armi alla mano i profitti dei colossi multinazionali negli scenari di conflitto che di volta in volta si aprono (Afghanistan, Iraq, Libia, solo per citare gli ultimi).

Inoltre, spicca il ruolo di “sentinella d’occidente” dello stato d’Israele, “baluardo” della democrazia e dei valori occidentali in terre desolate e selvagge. Tutt’altro che vittima di attacchi di fanatici islamici, Israele trae enormi benefici dall’essere in stato di guerra costante.

L’importanza geopolitica di Israele lo rende terreno di sperimentazione per armi, tecnologie informatiche e modelli di diritto penale e civile. Modelli che poi vengono e verranno esportati nel nostro “amato” occidente, sempre meno pacifico e sempre più coperto dall’ombra della crisi globale e dei conflitti che ne conseguono. Lo abbiamo visto ad EXPO, dove i sistemi di sorveglianza sono stati forniti e installati dalle medesime

aziende che ne gestiscono l’uso in Israele (in forma ben più virulenta). Ovvero la stessa sorveglianza e repressione che il popolo palestinese affronta ogni giorno nella miriade di check-in, posti di blocco, perquisizioni, che il “baluardo della democrazia” sottopone ai suoi “cittadini di serie B”.

Allo stesso modo i modelli legali che si rivelano funzionali per il controllo e la repressione in Israele, diventano molto interessanti per lo Stato Italiano, impegnato negli ultimi mesi nell’approvazione di una legge volta a illegalizzare la pratica di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) ai danni dell’”amico” Israele.

 Per queste ragioni, Invitiamo tutti/e a partecipare al dibattito di GIOVEDì 1 DICEMBRE per parlare di questi e altri argomenti con l’obiettivo di non  ridurre tutto una mera discussione che arricchisca solo il nostro bagaglio culturale ma nel tentativo di comprendere con quali atti e pratiche ci si possa concretamente opporre agli interessi imperialistici italiani e internazionali.

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ASSEMBLEA SCIENZE POLITICHE

SCIENZEPOLITICHEMILANO@INVENTATI.ORG

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IL LAVORO DEV’ESSERE RETRIBUITO, NO AL LAVORO GRATIS!

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Domani, 26 ottobre 2015, in via San Paolo si svolgerà il convegno: “Volontariato post-moderno. Da Expo Milano 2015 alle nuove forme di impegno sociale” durante il quale: “esponenti del mondo universitario, politico, associativo e bancario” parleranno delle nuove frontiere dello sfruttamento del lavoro aperte grazie al volontariato (o per meglio dire: lavoro a tutti gli effetti ma non retribuito) per Expo e della “rilevanza avuta proprio dagli studenti in tale impegno”. La prospettiva evidente è quella di introdurre il lavoro volontario come dato ineludibile nell’attuale situazione di precariato.

In sostanza, se già oggi, o per “fare curriculum” o per ottenere i crediti necessari per lo stage o obbligati dall’alternanza scuola-lavoro, moltissimi studenti, e non, non possono far altro che accettare stage a gratis, o pesantemente sottopagati, nel prossimo futuro ci troveremo a dover lavorare in maniera totalmente non retribuita, senza possibilità di scelta.

È per questo che domani ci troveremo in via San Paolo, per dire che noi studenti universitari non ci stiamo al lavoro non retribuito celato dietro qualsiasi veste, che siano stage o volontariato.

APPUNTAMENTO H.16.30 @CORTILE SCIENZE POLITICHE per andare tutti e tutte assieme in via San Paolo!

 

NO AL LAVORO GRATIS

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SOLIDARIETA’ a CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ agli 86!

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Nel 2009 la procura di Firenze ha aperto un’inchiesta, formulando l’ipotesi del reato di associazione a delinquere, nei confronti di alcuni studenti attivi nel movimento dell’ “Onda”, movimento di protesta nei confronti della riforma Gelmini.

L’utilizzo di tale reato ha permesso da una parte la legittimazione di pesanti misure cautelari, dall’altra l’ampliamento dell’inchiesta, dal contesto studentesco, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori.

Il 13 giugno 2011 si arrivò ad un totale di 86 imputati.

Il 7 ottobre era stata fissata l’ultima udienza del primo grado del processo contro gli/le 86 imputati/e nell’aula bunker del Tribunale di Firenze; sentenza rinviata al 18 novembre.

La migliore risposta è la solidarietà, l’unica solidarietà efficace è la continuazione delle lotte.

SOLIDARIETA’ a CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ agli 86!

https://www.facebook.com/events/343255949353271/

https://www.facebook.com/colpolfirenze/?fref=ts

 

 

 

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MERCOLEDì 21/09 APERITIVO IN FACOLTA’

L’Università è:

  • lezioni frontali infarcite di sapere nozionistico senza possibilità di discussione
  • assenza di socialità mancanza di spazi dove studiare e sviluppare un pensiero critico
  • esami a ritmo frenetico, nel tentativo di conquistare sempre più “punti” (ad ogni esame corrispondono dei crediti) sempre più in fretta. 4003996797_77aa777a0c_m

Di fronte a queste contraddizioni organizzarsi è possibile. Per esempio fornire i libri di testo gratuiti e contribuire alla libera circolazione di questi materiali, per opporsi al caro-libri, occupare uno spazio lasciato in disuso dall’università e restituirlo a tutti gli studenti sono tutti esempi di passi concreti per opporsi allo smantellamento dell’università pubblica! Organizzarsi in una forza di opposizione alle politiche universitarie, da studente a studente, capace di analizzarne le contraddizioni e fornire risposte concrete e sapere critico, senza per questo appoggiarsi a liste o partiti, è il nostro obiettivo.

MERCOLEDÌ 21/09

Aperitivo in facoltà

DALLE H. 16.00

Organizziamo assieme un altro anno di lotta per riappropriarci di ciò che è nostro!

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

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Benvenuti in Facoltà

L’università è davvero quel luogo idilliaco a cui tutti possono accedere e dove i bisogni e il futuro degli studenti sono al centro dell’interesse generale?

Non lo è mai stato e mai lo sarà in un sistema economico-sociale come quello attuale. L’Università, come qualsiasi Istituzione, è subordinata a quella logica capitalistica che la plasma, sia dal punto di vista formativo, che dal punto di vista dei servizi (non) offerti agli studenti.

Questa e molte altre sono le contraddizioni che viviamo e che vivrete nella nostra università: a partire da lezioni frontali infarcite di sapere nozionistico senza possibilità di discussione, passando dall’assenza di socialità, fino alla mancanza di spazi dove studiare e sviluppare un pensiero critico, seguiranno esami a ritmo frenetico, nel tentativo di conquistare sempre più “punti” (ad ogni esame corrispondono dei crediti) sempre più in fretta.

A ciò va aggiunto che da Settembre 2016 i corsi di MAP, LAM, SIE, SPO e GLO, sono diventati a numero chiuso mentre fino all’anno scorso, per poter accedere agli stessi corsi di laurea, era necessario superare una specie di test attitudinale, il “TEC”. Questo ci veniva spacciato come una valutazione delle competenze generali dello studente assimilate nella scuola superiore, necessaria ad individuarne le eventuali lacune e fare in modo di colmarle. In realtà la sua funzione non è mai stata questa, ma semplicemente è servito per spianare la strada ad un vero e proprio test d’ingresso selettivo.

Per di più, di anno in anno, si assiste ad una vera e propria selezione di classe; infatti invece di estendere il supporto a chi non può sostenere ritmi e costi, Università e Ministero tagliano sempre più borse di studio, assegnano sempre meno alloggi, smantellano le mense (con buona pace di coloro che ci lavoravano) e alzano contemporaneamente le tasse. Ecco che il diritto allo studio, lungi dall’essere un diritto, è diventato un servizio, per giunta scadente, e pagato a caro prezzo! Quindi coloro che dovranno lavorare per potersi permettere di studiare, coloro che abitano troppo lontano e, in generale, tutti quelli che partono da situazioni economiche svantaggiate, si troveranno in maggior difficoltà.

Questo è il risultato delle innumerevoli riforme dell’Istruzione: la creazione di un’Università che è diventata un “esamificio a punti” dove ciò che s’impara è finalizzato agli interessi di privati e aziende che dettano il percorso di apprendimento degli studenti; infatti, con la riforma Gelmini, si è assistito all’ingresso di enti privati nel Consiglio di Amministrazione dell’Università dal quale possono sia modificare i percorsi formativi dei corsi di laura, sia gestire facilmente le risorse dell’Università, in base ai loro interessi.

Tutto questo, unito al un paradigma formativo basato sulla “competizione ad ogni costo”, ben lungi dall’essere un evento casuale, è speculare e necessario al mercato del lavoro, in cui oggi e domani ci troveremo a (s)venderci.

Crediti formativi, ritmi di studio stringenti e test d’ingresso non sono altro che strumenti coi quali misurare la nostra performance scolastica che, per l’azienda che avrà in mano il nostro curriculum, equivale a “produttività”. Ma quand’anche seguissimo alla lettera tali dettami, il posto di lavoro a noi riservato sarebbe (e lo è già per tutti coloro che per poter studiare devono lavorare) precario e sottopagato, con gli stessi ritmi martellanti e la stessa competitività a cui cercano di farci abituare in Università.

 

Ma non tutto è perduto: di fronte a queste contraddizioni organizzarsi è possibile. Per esempio fornire i libri di testo gratuiti e contribuire alla libera circolazione di questi materiali, per opporsi al caro-libri, occupare uno spazio lasciato in disuso dall’università e restituirlo a tutti gli studenti sono tutti esempi di passi concreti per opporsi allo smantellamento dell’università pubblica! Organizzarsi in una forza di opposizione alle politiche universitarie, da studente a studente, capace di analizzarne le contraddizioni e fornire risposte concrete e sapere critico, senza per questo appoggiarsi a liste o partiti, è il nostro obiettivo.

 

Con questi ultimi presupposti vi auguriamo un buon inizio di “carriera universitaria”.

Assemblea Scienze Politiche

(L’assemblea si ritrova il martedì e il giovedì alle 14.00 presso lo Spazio Occupato al piano interrato)

scienzepolitichemilano@inventati.org

 

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VENERDÌ 18 MARZO: SCIOPERO GENERALE NAZIONALE

 

Con questo sciopero, indetto dai  sindacati di base CUB, SI Cobas e USI-AIT, si vogliono contrastare le politiche che, negli ultimi decenni, hanno liberalizzato i licenziamenti ingiustificati, individuali e di massa, reso precari tutti i contratti di lavoro esistenti ed hanno svuotato di efficacia tutte le conquiste ottenute attraverso le lotte, tra cui lo Statuto dei Lavoratori. Ma questo è anche uno sciopero che vorrebbe iniziare ad unificare tutte le lotte, diffuse ma frastagliate, di quei settori in cui si sta brutalmente sviluppando l’offensiva del capitale.

Per questo le parole d’ordine dello Sciopero partono con una netta opposizione alle guerre imperialiste, per terminare con un altrettanto forte rifiuto delle riforme del mondo della formazione.

Anche se  la giornata potrebbe sembrare un vasto contenitore di richieste completamente slegate tra loro, in realtà non è affatto così, anzi la vastità dei temi toccati dallo sciopero non è un caso. Tutti questi argomenti sono strettamente collegati tra loro da un filo conduttore ben preciso: le necessità del sistema economico capitalista.

Le guerre imperialiste imperversano in tutte quelle aree strategicamente rilevanti, sia per posizione geografica, sia abbondanza di materie prime (Medio-Oriente, Libia, Ucraina,…). Il conflitto avviene tra chi possiede questi beni e chi no. Lo scontro, prima ancora che militare, è economico finalizzato non solo al ripristino delle condizioni favorevoli per l’avvio di un nuovo periodo di crescita, ma anche per conservare e tutelare il modo di produzione capitalistico. Quindi, tutti i conflitto “micro”, apparentemente nazionali, in realtà hanno portata internazionale.

Le guerre, figlie della crisi, da un lato legittimano forme di neo-colonialismo, dall’altro la diffusione di lavoratori poveri, sottopagati, con diritti e forme di tutela evanescenti che andranno ad allargare quella fascia di persone senza occupazione, l’esercito industriale di riserva, che porterà ad un livellamento verso il basso su scala globale, delle condizioni del lavoro e dei salari. Si mira, perciò, alla creazione di un proletariato sempre più sfruttato.

 

Ed infatti mentre il governo italiano trova i soldi per entrare in guerra in Libia, precarietà, abbassamento dei salari, contratti sempre più scadenti sono temi all’ordine del giorno per noi lavoratori, o futuri tali, che ci siamo visti calare sulle nostre teste una riforma del lavoro come il Jobs Act. Quella che inizialmente ci veniva spacciata come manovra per ristabilirsi dalla crisi e diminuire il tasso di disoccupazione, si è rivelata una riforma che ha completamente abolito il potere contrattuale dei lavoratori che ad oggi si ritrovano ad essere sempre più sfruttati e sempre più precari.
Come studenti lavoratori e come futuri lavoratori (precari, alla luce di quanto detto) la questione non può non interessarci: siamo infatti consapevoli del ruolo che l’università riveste all’interno del sistema economico capitalista. Da una parte essa studia i metodi produttivi e di ricerca, palesandosi così come un luogo di divulgazione dell’ideologia dominante, perciò legittimando le logiche di sfruttamento del lavoro, che ci hanno resi sempre più poveri e precari; dall’altra addestra la futura forza lavoro in base alle esigenze produttive del capitalismo. Per questi motivi abbiamo sempre cercato di essere anche a fianco di chi  lotta e resiste sul proprio posto di lavoro.

Quindi tutte queste tematiche non sono affatto scollegate tra loro, bensì  sono  tutte facce del sistema economico capitalista: dire NO alla guerra, al Jobs Act, ad una qualsiasi riforma, significa opporsi al sistema economico vigente.“In un mondo sempre più globalizzato, con un mercato sempre più internazionale, quello che colpisce una parte della classe lavoratrice è questione di tutta la classe, indipendente dallo stato.”

Il 18 marzo noi ci saremo.


ORE 8.45 ci troviamo nel cortile di SCIENZE POLITICHE

ORE 9 30 LARGO CAIROLI.

Assemblea Scienze Politiche

L’Assemblea si trova ogni martedì e giovedì

alle h.14.30,  presso lo Spazio Occupato dell’Università, via Conservatorio n°7

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Abitare è un diritto, la casa non è un servizio!

 

Ai movimenti di lotta lo Stato  continua a rispondere con la repressione

Giovedì 18 febbraio sono state eseguite 11 misure cautelari a carico di altrettanti militanti del collettivo “Lotta per la casa” di Padova. A questi la magistratura contesta il pesantissimo reato di “associazione a delinquere finalizzata alla commissione di occupazioni abusive di immobili”.
Di fatto, imputa agli attivisti di aver creato una rete organizzata e dedita ad attività puramente di tipo sociale e politico, come il contrasto degli sfratti.

Questa è una esplicita criminalizzazione delle lotte sociali e in particolare della battaglia in corso in tutta Italia contro la morosità incolpevole (cioè la situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento dell’affitto a causa della perdita, o consistente riduzione, della capacità reddituale del nucleo familiare).

La presente crisi economica che mette in ginocchio un numero sempre maggiore di famiglie, ha assunto oggi una dimensione di massa. Nella sola Milano avviene 1 sfratto ogni 337 famiglie, sono

15000 gli sfratti esecutivi, 23000 sono le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare a fronte delle 10.000 vuote e riscaldate d’inverno.

La soluzione concreta per le famiglie in difficoltà è l’occupazione . Attraverso le parole d’ordine di mutuo soccorso e solidarietà attiva sono nati in tutte le città italiane comitati di Lotta per il diritto alla casa che si impegnano a dare una riposta concreta a questa emergenza, aiutando effettivamente a bloccare e posticipare gli sfratti ed occupando appartamenti lasciati vuoti da anni. Tali pratiche vogliono essere una lotta politica dal basso contro un sistema economico che, per garantire il “diritto” di banche e aziende di possedere decine di stabili sui quali lucrare, non si fa scrupoli a togliere anche la casa a famiglie spesso già poste in condizioni di disagio da questo stesso sistema.

Noi, come studenti, siamo tutt’altro che distanti dalla problematica abitativa . Infatti sono moltissimi gli studenti fuori-sede che si scontrano con affitti elevatissimi a cui si aggiunge un costante carovita. L’Università non da alcuna risposta, ma anzi la sua prima rata è tra le più alte d’Italia, le borse di studio vengono ogni anno ridotte e il numero degli alloggi assegnati agli studenti è irrisorio.

Proprio per questa serie di motivazioni sentiamo il bisogno di sostenere i già presenti movimenti di Lotta per il Diritto alla Casa esprimendo anche solidarietà per i compagni di Padova e di avviare un percorso tra gli studenti universitari per dare una risposta collettiva e concreta al problema degli alloggi.

DIFENDIAMO IL DIRITTO ALL’ABITARE!

PRETENDIAMO UNA CASA PER OGNUNO E ALLOGGI PER GLI STUDENTI!

Assemblea Scienze Politiche
(L’assemblea si ritrova il martedì e il giovedì alle 14.00 presso lo Spazio Occupato al piano interrato)
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SELEZIONE ALL’INGRESSO: DAL TEC AL NUMERO CHIUSO

Dall’anno accademico 2008/2009 a scienze politiche è presente il TEC (test delle conoscenze in ingresso), un test di valutazione delle competenza acquisite dallo studente alle scuole superiori. L’università si premura di rassicurarci: “Non si tratta di uno sbarramento, ma di un servizio offerto agli studenti per testare le loro capacità e attitudini”. Dall’anno 2015/2016 però la situazione cambia. L’ ”innocuo” test attitudinale acquista una forma più rigida e il suo superamento diventa vincolante per l’iscrizione al secondo anno. Ed oggi la grande rivelazione, pur senza annunci in pompa magna (e chissà come mai) la facoltà di scienze politiche ha deliberato l’introduzione del test d’ingresso a numero chiuso a partire dall’anno 2016/2017 per i corsi di GLO, SIE e SPO. E tanti saluti al test che “non è uno sbarramento” ma anzi “un servizio agli studenti”. E’ evidente innanzitutto che tale proposito era presente sin dall’introduzione del TEC, che è servito da cavallo di Troia per preparare il terreno a Scienze Politiche.
Il test d’ingresso rappresenta in prima istanza la “soluzione” dell’università al “sovraffollamento” degli studenti e ancor più nello specifico alla grande disparità tra numero di immatricolati e numero di laureati. Il dato oggettivo è infatti che il 50% degli immatricolati in statale non si laurea e abbandona gli studi. Tale dato costituisce motivo dei bacchettamenti che l’istruzione italiana in generale riceve dall’Unione Europea e soprattutto fa precipitare la Statale nelle classifiche dell’ANVUR, l’ente che stabilisce i requisiti in base ai quali stila la graduatoria per erogare fondi alle università: più soldi alle università di “serie A”, quelle in cima alla graduatoria, meno a quelle di “serie B”. Questi sono esattamente i motivi per cui il baronato di scienze politiche (la cricca di professori più influenti e meglio retribuiti), che si vede togliere i fondi, opta per il test d’ingresso. E’ evidente che il motivo che induce gran parte degli studenti ad abbandonare gli studi universitari non è la mancanza di impegno, ma gli ostacoli economici posti dal sistema dell’istruzione.
Oltre alle sempre più alte tasse d’iscrizione, gli studenti devono fronteggiare le spese per libri, trasporti, alloggi, mense, a fronte di un continuo taglio delle borse di studio (ridotte del 92,5% dal 2009). Invece di eliminare tali ostacoli strutturali, i professori di Scienze politiche preferiscono eliminare gli studenti restringendo le maglie d’accesso ai corsi di studio più frequentati. La giustificazione che viene addotta per l’ennesima volta è la meritocrazia. Ci dicono che “ci sono pochi fondi” e che a goderne devono essere solo “i migliori”, scremati in primis alle scuole superiori, in base alla fatidica scelta tra liceo e scuola professionale, poi definitivamente grazie ad un unico test di ingresso per valutare le conoscenze acquisite. La realtà è: eliminando un consistente numero di studenti, secondo i loro piani quelli più inclini ad abbandonare, i baroni si troveranno con più soldi da destinare ad un minor numero di studenti e che torneranno quindi in maggiore quantità nelle loro tasche. I soldi saranno quindi investiti sotto forma di fondi per le ricerche, di pubblicazioni e di stipendi miseri per assistenti e ricercatori sotto il loro controllo.

Riteniamo che l’introduzione del test d’ingresso a numero chiuso sia una limitazione nei confronti di tutti gli studenti e un attacco diretto a chi non ha i mezzi economici per mettere in campo una risposta adeguata. Si tratta insomma dell’ennesimo passo che va verso la direzione dell’eliminazione del diritto allo studio, per consacrare l’università ad un privilegio per pochi.

Assemblea Scienze Politiche
(L’assemblea si ritrova il martedì e il giovedì alle 14.00 presso lo Spazio Occupato al piano interrato)
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