28 APRILE H.9.30 @ P.ZZA LEONARDO DA VINCI PRESIDIO CONTRO LA GUERRA

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ANDIAMO IN GUERRA

Negli ultimi decenni si è rinnovata la tendenza all’interventismo militare occidental-europeo, a farne le spese sono i territori non totalmente invasi dal mercato monopolista occidentale. Questa tendenza alla guerra vede l’Italia impegnata in prima fila, anche per quanto riguarda il dispiego di forze militari e armamenti. Dagli anni 90 ad oggi infatti il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha stanziato più di 50 miliardi di euro a favore dell’industria bellica italiana: beneficiare di questi spropositati investimenti pubblici sono aziende leader nell’industria militare come Finmeccanica, Fincantieri, Fiat-Iveco, Oto-Melara, ecc.. Nel biennio 2016/2017 il governo italiano ha stanziato più di 15 miliardi di euro per l’acquisto di cacciabombardieri F-35 e circa 2,75 miliardi destinati dal MISE a Finmeccanica e alle altre aziende dell’industria bellica.

Inoltre l’Italia, in quanto paese NATO, ha espresso la sua volontà di portare la propria spesa militare al 2% del PIL nazionale nel corso dell’anno 2017. Questo significa raggiungere una spesa militare che ammonta a 64 milioni di euro al giorno, ovvero 2,7 milioni all’ora e 4,5 mila al minuto. Come se non bastassero questi dati in merito alle spese militari italiane, il finanziamento per il rinnovamento degli armamenti ammonta a 3,2 miliardi di euro. Per renderci meglio conto dell’ingente investimento pubblico in ambito militare, basta fare un parallelo con il diritto allo studio: l’investimento statale in ambito universitario è solo dell’1,0% del Pil.

Questi ingenti costi evidenziano il ruolo centrale dell’Italia sul fronte della guerra internazionale, sottolineando il suo impegno bellico sia a livello individuale sia come membro ONU, NATO e UE in numerosi scenari sensibili come Kosovo, Mali, Somalia, Libano, Afghanistan (più di 700 militari), Libia, Ucraina e Iraq. Proprio questo ultimo paese è quello che vede maggiormente impiegate le forze militari italiane. Infatti l’Italia è presente sul territorio iracheno con più di 700 unità, risultando in questo modo la seconda forza militare in Iraq, dopo quella americana.

In totale si stima che i soldati italiani impegnati in missioni militari internazionali ammontino a più di 7000, facendo così dell’Italia uno dei paesi più attivi sul fronte militarista ed interventista.

Questo spiegamento di forze si sostanzia in vari ambiti, tra cui quello universitario. Nelle università di area scientifica, guerra e ricerca sono un tutt’uno: la ricerca universitaria è subordinata agli interessi militari, come dimostrano i numerosi accordi tra le università italiane e la produzione/sperimentazione di tecnologica militare. Esempi di questa collaborazione tra Università e industria bellica sono gli accordi tra il Politecnico di Torino e il Technion di Israele, quelli recenti tra il Politecnico di Milano e Leonardo-Finmeccanica e gli accordi tra il Sant’Anna di Pisa e Oto-Melara (principalmente per lo sviluppo di droni). Anche all’interno delle Università di indirizzo umanistico il tema della guerra è ugualmente presente. All’interno di queste università, in particolar modo quelle di indirizzo politico come la nostra, avviene una costante legittimazione ideologica e culturale della guerra attraverso le giustificazioni partorite dalle “menti” che siedono dietro le cattedre delle nostre facoltà. Infatti, dietro a formule quali “scontro di civiltà”, “fermiamo la barbarie” o “esportiamo democrazia”, si maschera la legittimazione istituzionale dell’interventismo militare, spacciato per azione umanitaria o di peacekeeping. Basti pensare alle innumerevoli affermazioni del professor Panebianco sulla guerra. Il professore di “Sistemi internazionali comparati” dell’Alma mater studiorum di Bologna presso la Facoltà di Scienze politiche, scrive, durante la guerra in Iraq, un suo editoriale sul Corriere della Sera (“Il compromesso necessario” del 13 agosto 2006) in cui sostiene “che si deve accettare per forza un compromesso, riconoscere che, quando è in gioco la sopravvivenza della comunità (a cominciare dalla vita dei suoi membri), deve essere ammessa l’esistenza di una «zona grigia», a cavallo tra legalità e illegalità, dove gli operatori della sicurezza possano agire per sventare le minacce più gravi” giustificando l’uso della tortura.

Per il 28 Aprile in Sardegna, dove esiste un forte movimento antimilitarista che attraverso manifestazioni, azioni dirette e sabotaggi riesce a fermare sia la produzione-sperimentazione di armamenti, sia le numerose esercitazioni militari sul territorio, è stata chiamata una giornata di mobilitazione contro la guerra.

 

20 APRILE h. 14.00 @ Spazio Occupato di Scienze Politiche via Conservatorio n. 7: Assemblea Pubblica per discutere e confrontarci.

 

28 APRILE: GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA.

 

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA! COSTRUIAMO INSIEME UNA MOBILITAZIONE ANTIMILITARISTA!

 

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

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MERCOLEDÍ 15 MARZO APERITIVO in FACOLTÀ

L’Università è:
-lezioni frontali infarcite di sapere nozionistico senza possibilità di discussione
-assenza di socialità
-mancanza di spazi dove studiare e sviluppare un pensiero critico
-esami a ritmo frenetico, nel tentativo di conquistare sempre più “punti” (ad ogni esame corrispondono dei crediti) sempre più in fretta.

Di fronte a queste contraddizioni organizzarsi è possibile!
Contribuire alla diffusione gratuita dei libri di testo e alla libera circolazione di questi materiali, opponendosi al caro-libri, occupare uno spazio lasciato in disuso dall’università creando un aula studio aperta a noi studenti..sono tutti esempi di passi concreti per opporsi allo smantellamento dell’università pubblica!

MERCOLEDÍ 15 MARZO DALLE H 16.00 APERITIVO IN FACOLTÀ @ scienze politiche via conservatorio, 7!

Organizziamoci assieme per riappropriarci di ciò che è nostro!

 

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

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CITTA’ STUDI SI SPOSTA A RHO ?!

La nostra università ci ha informato, a decisione già presa, che Città Studi entro il 2022 verrà spostata a Rho, nei terreni di Expo. Questa notizia è stata formalizzata in due conferenze: 11 ottobre 2016 e il 2 febbraio 2017.  Perché mai l’università statale di Milano avrebbe preso una tale decisione, soprattutto dopo essersi già ipotecata di 200 milioni per la ristrutturazione e la manutenzione di Città Studi?

La risposta ci viene fornita nella conferenza dell’11 ottobre in via Valvassori Peroni.  Per ammissione stessa dei promotori di tale operazione, nello specifico nelle vesti del presidente di AreaExpo Azzone, lo spostamento di Città Studi nell’area di Expo nasce dall’esigenza di trovare una destinazione a tali spazi, soprattutto a seguito della mancata conclusione della vendita all’asta dell’area in questione (asta alla quale nessun’acquirente si è presentato). Presenti, sempre in tale occasione, anche l’assessore all’urbanistica Maran e il nostro magnifico rettore dell’università statale, entrambi impegnati a difendere e giustificare tale scelta con motivazioni pretestuose e nell’interesse di multinazionali quali Nokia, Bayer, Monsanto ecc.

Quello che si tenta di nascondere è il tentativo di calarci dall’alto l’ennesima operazione speculativa, nella quale i costi presentati dal rettore sono tra i 340 e i 380 mln di € (anche se secondo la consulenza di Cassa Depositi e Prestiti su un piano precedente i costi ammonterebbero 540 mln) e l’università nelle sue casse ha circa 90 mln. Le istituzioni pubbliche sovvenzionerebbero circa 130 mln, mentre 100-180 proverrebbero dalla cosiddetta “valorizzazione” (ovvero svendita del patrimonio pubblico ai privati) degli immobili vuoti della Città Studi. Non bisogna però dimenticarsi i 170 mln che l’università dovrà sborsare per lo spostamento di veterinaria a Lodi e le ipoteche di cui sopra. Il risultato algebrico di tale operazione equivale a 30 anni di debiti cui l’università dovrà fare fronte. In tutto ciò bisogna tenere conto che il governo, per quest’anno, ha tagliato i fondi ordinari per l’istruzione di circa 8 milioni.

Speculare sugli studenti sembra essere diventato lo sport per eccellenza: i soldi per coprire il buco di bilancio lasciato da Expo ci sono e si trovano, soldi per il diritto allo studio però non ce ne sono. Infatti Regione Lombardia s’impegna a stanziare circa 130 mln per il progetto di trasferimento ad Expo, ma parallelamente taglia i fondi regionali per il diritto allo studio di circa 4.6 mln!

EXPO è stato sinonimo di debito, cemento e precarietà (basti pensare ai protocolli sindacali che fissavano il costo del lavoro per Expo a pochi euro/l’ora, anticipando e superando l’attacco ai diritti contenuto nel Jobs Act), il post EXPO si prefigura come un tripudio di SPECULAZIONE E DEVASTAZIONE.

Quello a cui ci stanno mettendo di fronte è un vero e proprio attacco. Infatti, se i soldi per sovvenzionare progetti inutili ed estremamente costosi (laddove ci sono interessi privati da proteggere) ci sono, o se non ci sono si trovano, vengono però a mancare nel momento in cui si tratta di sovvenzionare il diritto allo studio. Così emerge un disegno ben preciso: espellere dall’università le fasce di reddito più deboli.

Qui la questione è che ci continuano a privare del diritto a poter studiare, che è diventato a tutti gli effetti in un servizio: chi paga ne usufruisce, chi non se lo può permettere ne resta escluso; tra l’altro un servizio estremamente caro (la Statale di Milano è una delle università pubbliche più care d’Italia).

Per concludere non possiamo non porci una domanda: quale sarà il futuro di città studi, dopo che 20000 studenti e 3000 lavoratori se ne andranno? Il vuoto di 33 grandi edifici (oltre a quelli relativi al trasferimento dell’Istituto dei Tumori e dell’istituto Neurologico Besta)

A nostro avviso questo progetto da un lato punta al totale asservimento alle logiche di mercato dei settori più profittevoli della formazione universitaria (il polo didattico sarebbe infatti fortemente connesso al mondo delle imprese con Human Technopole, centro di ricerca dedicato alle Scienze della salute e della Nutrizione), mentre dall’altro continua a tagliare i fondi per il diritto allo studio, (borse, mense, alloggi e strutture sono sempre meno) obbligando le famiglie a esborsi insostenibili per la prosecuzione degli studi universitari.

Nessuno ha chiesto nulla a noi studenti, ma ciò non toglie  dobbiamo farci sentire insieme e collettivamente!

 Ci troviamo per discutere di questo e altro ogni GIOVEDI’ alle 11.00 allo Spazio Occupato di Scienze Politiche.

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

 

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COMUNICATO IN SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI DI BOLOGNA E MILANO

Venerdì 9 febbraio l’Università di Bologna ha chiesto l’intervento della celere per sgomberare la biblioteca di Lettere, al 36 di via Zamboni, caricando due volte gli studenti all’interno. La biblioteca era stata aperta dagli studenti a seguito di una vera e propria serrata da parte dell’istituzione universitaria.

Erano infatti giorni che si susseguivano proteste contro il posizionamento dei tornelli, voluti dall’Ateneo, per “regolare gli accessi in biblioteca”. Accessi regolati vuol dire che l’università, un luogo pubblico, non sarebbe stato più pubblico, ma accessibile solo a coloro che avrebbero presentato i requisiti per l’accesso.  Questo sarebbe stato l’ennesimo tassello dello smantellamento dei nostri diritti: l’università si sarebbe mostrata per quello che è, un servizio, pagato a caro prezzo dagli studenti, usufruibile solo da coloro che lo pagano e che, quindi, hanno i requisiti per l’accesso. Gli studenti di Bologna si sono opposti a quest’ennesimo abuso smontando i tornelli. Di risposta l’università, al posto di prendere atto delle rivendicazioni degli studenti, ossia che l’Ateneo debba essere un luogo libero e accessibile a tutti, ha chiuso arbitrariamente la biblioteca di via Zamboni. Di fronte a quest’atto un’assemblea partecipatissima di studenti ha deciso collettivamente di rispondere all’attacco riappropriandosi e rendendo accessibile a tutti la biblioteca. In serata l’università ha chiesto l’intervento della polizia che è entrata nella sala studio del 36, manganellando violentemente gli studenti che stavano tranquillamente studiando. Questo è un atto gravissimo e inammissibile: cariche della celere, all’interno della facoltà. Gli studenti, però, non si sono arresi e hanno iniziato a sfilare per le strade della città.

Anche noi, come gli studenti di Bologna, lottiamo e rivendichiamo il fatto che l’università debba essere un luogo accessibile a tutti, senza tornelli, senza manganelli.

Ecco perché ci opponiamo alla decisione del rettore della nostra università di Milano di non autorizzare l’incontro pubblico, organizzato per lunedì 13 febbraio con Davide Grasso (combattente delle Ypg in Siria tra maggio e ottobre scorsi). Incontro vietato “per ragioni di opportunità” dal momento che la presenza “di un combattente” costituirebbe “grave pericolo per la comunità universitaria”. Non possiamo accettare tale divieto, pur sapendo bene che l’università non accetta confronti critici con, e tra, gli studenti, ma li vieta; soprattutto se si tratta di controinformazione, nello specifico sulla situazione kurda, in cui, magari, emergono le responsabilità italiane ed europee rispetto alla condizione della guerra siriana. Ma ancora più esplicativo della funzione che l’università ricopre (ossia di prepararci al mondo del precariato e della flessibilità, previo lavaggio di cervello con nozioni ideologiche da ripetere acriticamente e a memoria) è l’aver preso questa decisione in subalternità alla Questura, che parla, appunto, di problemi per l’ordine pubblico.

Noi lunedì ci saremo a fianco dell’Assemblea Statale, per riappropriarci dei nostri diritti: l’università è degli studenti, che s’impegnano per renderla un luogo di confronto critico, non un mero esamificio utile solo per seguire lezioni frontali al termine delle quali ripetere poche e confuse nozioni a memoria (in modo totalmente acritico pena la bocciatura all’esame) e dare, nel più breve tempo possibile, il numero maggiore di CFU.

Gli eventi di Milano e Bologna non sono scollegati, esprimono una precisa volontà: uniformare le università, renderle dei meri esamifici, dei luoghi di accettazione acritica delle regole. Ma noi studenti ci siamo e ci opponiamo a ciò, dimostrando che di fronte alla violenza dell’istituzione accademica e dei manganelli ci organizziamo e rispondiamo, lottando per difendere i nostri diritti.

SOLIDARIETÀ agli studenti di Bologna!

 

Assemblea Scienze Politiche

scienzepolitichemilano@inventati.org

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GIOVEDì 1 DICEMBRE 2016

ORE 12.00 PRANZO SOCIALE

ORE 14.00 DIBATTITO @ SPAZIO OCCUPATO SCIENZE POLITICHE, VIA CONSERVATORIO 7, MI

IL RUOLO ATTUALE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE:

LAWFARE E DIRITTO PENALE SIMBOLICO, LA PALESTINA COME TERRENO DI SPERIMENTAZIONE.

IL MODELLO DEL DIRITTO ISRAELIANO.

L’IMPORTANZA DI BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E

SANZIONI.

NE DISCUTIAMO CON: AVV. UGO GIANNANGELI, STUDENTI CONTRO TECHNION.

ORGANIZZA: FRONTE PALESTINA MILANO E ASSEMBLEA SCIENZE POLITICHE

Il Medio-Oriente occupa uno dei primi posti nelle agende delle grandi potenze occidentali, dal momento che rappresenta un tassello fondamentale sia dal punto di vista politico sia da quello economico. Date le ricchezze in termini di risorse naturali e la rilevanza strategica della posizione geografica, il Medio-Oriente ha destato l’attenzione degli attori

internazionali che da una  parte  necessitano di diversificare le loro vie di approvvigionamento energetico, dall’altra vedono nel mantenimento dello stato di conflitto, manifesto o latente, il mezzo per tenere sotto scacco questa regione.

In questo quadro, lo Stato Italiano, è in prima linea nel garantire armi alla mano i profitti dei colossi multinazionali negli scenari di conflitto che di volta in volta si aprono (Afghanistan, Iraq, Libia, solo per citare gli ultimi).

Inoltre, spicca il ruolo di “sentinella d’occidente” dello stato d’Israele, “baluardo” della democrazia e dei valori occidentali in terre desolate e selvagge. Tutt’altro che vittima di attacchi di fanatici islamici, Israele trae enormi benefici dall’essere in stato di guerra costante.

L’importanza geopolitica di Israele lo rende terreno di sperimentazione per armi, tecnologie informatiche e modelli di diritto penale e civile. Modelli che poi vengono e verranno esportati nel nostro “amato” occidente, sempre meno pacifico e sempre più coperto dall’ombra della crisi globale e dei conflitti che ne conseguono. Lo abbiamo visto ad EXPO, dove i sistemi di sorveglianza sono stati forniti e installati dalle medesime

aziende che ne gestiscono l’uso in Israele (in forma ben più virulenta). Ovvero la stessa sorveglianza e repressione che il popolo palestinese affronta ogni giorno nella miriade di check-in, posti di blocco, perquisizioni, che il “baluardo della democrazia” sottopone ai suoi “cittadini di serie B”.

Allo stesso modo i modelli legali che si rivelano funzionali per il controllo e la repressione in Israele, diventano molto interessanti per lo Stato Italiano, impegnato negli ultimi mesi nell’approvazione di una legge volta a illegalizzare la pratica di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) ai danni dell’”amico” Israele.

 Per queste ragioni, Invitiamo tutti/e a partecipare al dibattito di GIOVEDì 1 DICEMBRE per parlare di questi e altri argomenti con l’obiettivo di non  ridurre tutto una mera discussione che arricchisca solo il nostro bagaglio culturale ma nel tentativo di comprendere con quali atti e pratiche ci si possa concretamente opporre agli interessi imperialistici italiani e internazionali.

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ASSEMBLEA SCIENZE POLITICHE

SCIENZEPOLITICHEMILANO@INVENTATI.ORG

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IL LAVORO DEV’ESSERE RETRIBUITO, NO AL LAVORO GRATIS!

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Domani, 26 ottobre 2015, in via San Paolo si svolgerà il convegno: “Volontariato post-moderno. Da Expo Milano 2015 alle nuove forme di impegno sociale” durante il quale: “esponenti del mondo universitario, politico, associativo e bancario” parleranno delle nuove frontiere dello sfruttamento del lavoro aperte grazie al volontariato (o per meglio dire: lavoro a tutti gli effetti ma non retribuito) per Expo e della “rilevanza avuta proprio dagli studenti in tale impegno”. La prospettiva evidente è quella di introdurre il lavoro volontario come dato ineludibile nell’attuale situazione di precariato.

In sostanza, se già oggi, o per “fare curriculum” o per ottenere i crediti necessari per lo stage o obbligati dall’alternanza scuola-lavoro, moltissimi studenti, e non, non possono far altro che accettare stage a gratis, o pesantemente sottopagati, nel prossimo futuro ci troveremo a dover lavorare in maniera totalmente non retribuita, senza possibilità di scelta.

È per questo che domani ci troveremo in via San Paolo, per dire che noi studenti universitari non ci stiamo al lavoro non retribuito celato dietro qualsiasi veste, che siano stage o volontariato.

APPUNTAMENTO H.16.30 @CORTILE SCIENZE POLITICHE per andare tutti e tutte assieme in via San Paolo!

 

NO AL LAVORO GRATIS

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SOLIDARIETA’ a CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ agli 86!

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Nel 2009 la procura di Firenze ha aperto un’inchiesta, formulando l’ipotesi del reato di associazione a delinquere, nei confronti di alcuni studenti attivi nel movimento dell’ “Onda”, movimento di protesta nei confronti della riforma Gelmini.

L’utilizzo di tale reato ha permesso da una parte la legittimazione di pesanti misure cautelari, dall’altra l’ampliamento dell’inchiesta, dal contesto studentesco, nello specifico dallo Spazio liberato 400 colpi, a tutte le altre mobilitazioni che stavano investendo il territorio come quella contro la costruzione di un CIE in Toscana, quella antifascista fino alle lotte dei lavoratori.

Il 13 giugno 2011 si arrivò ad un totale di 86 imputati.

Il 7 ottobre era stata fissata l’ultima udienza del primo grado del processo contro gli/le 86 imputati/e nell’aula bunker del Tribunale di Firenze; sentenza rinviata al 18 novembre.

La migliore risposta è la solidarietà, l’unica solidarietà efficace è la continuazione delle lotte.

SOLIDARIETA’ a CHI LOTTA! SOLIDARIETA’ agli 86!

https://www.facebook.com/events/343255949353271/

https://www.facebook.com/colpolfirenze/?fref=ts

 

 

 

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MERCOLEDì 21/09 APERITIVO IN FACOLTA’

L’Università è:

  • lezioni frontali infarcite di sapere nozionistico senza possibilità di discussione
  • assenza di socialità mancanza di spazi dove studiare e sviluppare un pensiero critico
  • esami a ritmo frenetico, nel tentativo di conquistare sempre più “punti” (ad ogni esame corrispondono dei crediti) sempre più in fretta. 4003996797_77aa777a0c_m

Di fronte a queste contraddizioni organizzarsi è possibile. Per esempio fornire i libri di testo gratuiti e contribuire alla libera circolazione di questi materiali, per opporsi al caro-libri, occupare uno spazio lasciato in disuso dall’università e restituirlo a tutti gli studenti sono tutti esempi di passi concreti per opporsi allo smantellamento dell’università pubblica! Organizzarsi in una forza di opposizione alle politiche universitarie, da studente a studente, capace di analizzarne le contraddizioni e fornire risposte concrete e sapere critico, senza per questo appoggiarsi a liste o partiti, è il nostro obiettivo.

MERCOLEDÌ 21/09

Aperitivo in facoltà

DALLE H. 16.00

Organizziamo assieme un altro anno di lotta per riappropriarci di ciò che è nostro!

Assemblea Scienze Politiche

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Benvenuti in Facoltà

L’università è davvero quel luogo idilliaco a cui tutti possono accedere e dove i bisogni e il futuro degli studenti sono al centro dell’interesse generale?

Non lo è mai stato e mai lo sarà in un sistema economico-sociale come quello attuale. L’Università, come qualsiasi Istituzione, è subordinata a quella logica capitalistica che la plasma, sia dal punto di vista formativo, che dal punto di vista dei servizi (non) offerti agli studenti.

Questa e molte altre sono le contraddizioni che viviamo e che vivrete nella nostra università: a partire da lezioni frontali infarcite di sapere nozionistico senza possibilità di discussione, passando dall’assenza di socialità, fino alla mancanza di spazi dove studiare e sviluppare un pensiero critico, seguiranno esami a ritmo frenetico, nel tentativo di conquistare sempre più “punti” (ad ogni esame corrispondono dei crediti) sempre più in fretta.

A ciò va aggiunto che da Settembre 2016 i corsi di MAP, LAM, SIE, SPO e GLO, sono diventati a numero chiuso mentre fino all’anno scorso, per poter accedere agli stessi corsi di laurea, era necessario superare una specie di test attitudinale, il “TEC”. Questo ci veniva spacciato come una valutazione delle competenze generali dello studente assimilate nella scuola superiore, necessaria ad individuarne le eventuali lacune e fare in modo di colmarle. In realtà la sua funzione non è mai stata questa, ma semplicemente è servito per spianare la strada ad un vero e proprio test d’ingresso selettivo.

Per di più, di anno in anno, si assiste ad una vera e propria selezione di classe; infatti invece di estendere il supporto a chi non può sostenere ritmi e costi, Università e Ministero tagliano sempre più borse di studio, assegnano sempre meno alloggi, smantellano le mense (con buona pace di coloro che ci lavoravano) e alzano contemporaneamente le tasse. Ecco che il diritto allo studio, lungi dall’essere un diritto, è diventato un servizio, per giunta scadente, e pagato a caro prezzo! Quindi coloro che dovranno lavorare per potersi permettere di studiare, coloro che abitano troppo lontano e, in generale, tutti quelli che partono da situazioni economiche svantaggiate, si troveranno in maggior difficoltà.

Questo è il risultato delle innumerevoli riforme dell’Istruzione: la creazione di un’Università che è diventata un “esamificio a punti” dove ciò che s’impara è finalizzato agli interessi di privati e aziende che dettano il percorso di apprendimento degli studenti; infatti, con la riforma Gelmini, si è assistito all’ingresso di enti privati nel Consiglio di Amministrazione dell’Università dal quale possono sia modificare i percorsi formativi dei corsi di laura, sia gestire facilmente le risorse dell’Università, in base ai loro interessi.

Tutto questo, unito al un paradigma formativo basato sulla “competizione ad ogni costo”, ben lungi dall’essere un evento casuale, è speculare e necessario al mercato del lavoro, in cui oggi e domani ci troveremo a (s)venderci.

Crediti formativi, ritmi di studio stringenti e test d’ingresso non sono altro che strumenti coi quali misurare la nostra performance scolastica che, per l’azienda che avrà in mano il nostro curriculum, equivale a “produttività”. Ma quand’anche seguissimo alla lettera tali dettami, il posto di lavoro a noi riservato sarebbe (e lo è già per tutti coloro che per poter studiare devono lavorare) precario e sottopagato, con gli stessi ritmi martellanti e la stessa competitività a cui cercano di farci abituare in Università.

 

Ma non tutto è perduto: di fronte a queste contraddizioni organizzarsi è possibile. Per esempio fornire i libri di testo gratuiti e contribuire alla libera circolazione di questi materiali, per opporsi al caro-libri, occupare uno spazio lasciato in disuso dall’università e restituirlo a tutti gli studenti sono tutti esempi di passi concreti per opporsi allo smantellamento dell’università pubblica! Organizzarsi in una forza di opposizione alle politiche universitarie, da studente a studente, capace di analizzarne le contraddizioni e fornire risposte concrete e sapere critico, senza per questo appoggiarsi a liste o partiti, è il nostro obiettivo.

 

Con questi ultimi presupposti vi auguriamo un buon inizio di “carriera universitaria”.

Assemblea Scienze Politiche

(L’assemblea si ritrova il martedì e il giovedì alle 14.00 presso lo Spazio Occupato al piano interrato)

scienzepolitichemilano@inventati.org

 

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