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Presentazione del libro “Operazione Condor”: Lunedi 23-04 h.14:15, Facoltà di Scienze Politiche Aula 21
«L’Operazione Condor fu lo specchio tragico di altri patti dello stesso tipo, quali l’Operazione Fenix in Asia. In questo libro, i dati si intrecciano, supportati sia dalle numerose indagini anteriori che dalle nuove tragiche scoperte, come il ritrovamento degli archivi della dittatura di Alfredo Stroessner in Paraguay. Attraverso un linguaggio chiaro e preciso – essenziale in questo tipo di ricerca – viene portata alla luce l’alleanza criminale sviluppatasi attorno alle nostre esistenze. Le vittime erano cinicamente chiamate “bersagli” dai loro assassini. Questo libro – come ha precisato l’autrice – non è che un inizio, la porta socchiusa attraverso la quale è necessario addentrarsi per meglio comprendere quali atroci conseguenze possano derivare da certe temibili alleanze, o meglio, da quei veri e propri patti criminali che tuttora continuano a rappresentare una concreta minaccia per il nostro futuro. Malgrado il prezzo inestimabile pagato dall’umanità, l’impunità permette ancora al Condor di incombere su di noi sfiorandoci subdolamente con i suoi artigli».
Posted in Movimenti Sociali, Notizie Università
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Nessun* Operai* Senza Salario. Lavoro e dignità per chi pulisce l’università.
Da alcuni mesi i lavoratori che puliscono l’università, appaltati presso una cooperativa, riscontrano irregolarità nel ricevere i loro stipendi. Infatti c’è chi ha ricevuto assegni scoperti al posto del salario, chi non ha proprio ricevuto la tredicesima e chi ne ha ricevuto soltanto una parte. Questa situazione si è creata dalla fuga precipitosa della cooperativa che gestiva l’appalto. Se questo non fosse sufficiente la nuova cooperativa -Pulitecnica- che è subentrata, ha ridotto il monte ore annuo con gravi conseguenze sulle ore lavorate, sugli stipendi e sulle pulizie dell’ateneo. Fra i 42 lavoratori c’è chi lamenta una riduzione del salario fino al 60%. Si cerca in questo modo, di costringere alle dimissioni molti lavoratori e rimpiazzarli con altri disposti ad accettare contratti con meno ore e quindi meno contributi.
Quanto sta succedendo è il frutto avvelenato delle riforme che hanno colpito il mondo della formazione negli ultimi anni. La riforma Gelmini prevedeva “razionalizzazioni” e tagli agli “sprechi”. Così l’amministrazione riduce il personale e non finanzia a sufficienza tutti i servizi essenziali collegati all’ateneo, che vanno dal diritto allo studio -riduzione delle borse e degli alloggi universitari- fino all’appalto di pulizia delle aule e degli spazi in generale. Eppure le rette universitarie aumentano sempre…
Migliaia di studenti e lavoratori dell’università si erano opposti a questa deriva che chiede sacrifici -sempre e solo- ai più deboli, qui come in altri settori della società. Per questa ragione, per opporsi al peggioramento dei servizi offerti dall’ateneo e per essere solidali con i lavoratori delle pulizie bisogna formare un comitato di sostegno al quale partecipino tutti coloro che si riconoscono nelle ragioni di questa lotta.
Le richieste che il comitato fa all’amministrazione, al rettore e i dirigenti responsabili, sono:
1)pagamento dei salari in arretrato dall’università facendo riferimento al decreto ministeriale 207/2010 che prevede la possibilità da parte dell’appaltatore di pagare direttamente i lavoratori.
2)ripristino del monte ore precedente senza ricorso agli straordinari da parte della cooperativa. Con quelle ore era appena garantito un servizio di pulizie decente grazie allo sforzo degli operai, cosa che ora non basterebbe più.
3)gare d’appalto che puntino alla dignità salariale e lavorativa dei dipendenti e non al massimo risparmio. I meccanismi di ricatto tramite l’impiego degli straordinari, le minacce di essere sostituiti qualora non si accettassero le condizioni peggiorative ed episodi di violenza fisica verso i lavoratori da parte dei capi non devono più accadere.
SCIOPERO CON PRESIDIO ALL’INGRESSO DELL’UNIVERSITÀ DALLE 9 alle 11
PRANZO SOLIDALE DALLE 12 FINO ALLE 14.
Sarà un momento di socialità e informazione su questo problema del nostro ateneo.
Posted in Forza...Lavoro
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Lotte di liberazione nazionale e sociale: Striscia di Gaza e Paese Basco
Come studenti universitari abbiamo voluto creare momenti di discussione e informazione su argomenti che spesso li vediamo come triste cronaca sui giornali senza avere occasioni per entrare realmente nel merito di questi temi. Proponiamo questi incontri con un occhio di riguardo per la condizione di studenti in paesi dove esistono forti movimenti di autodeterminazione nazionale.
15/02 ore 14:30 aula 22
in diretta da Gaza con studenti del Palestinian Students Committee for Academy Boycott
21/02 ore 16:30 aula 27
Incontro con studenti baschi (Ikasle Abertzaleak) — le lotte degli studenti nei Paesi Baschi
22/02 ore 16:30 aula 12
Incontro con Etxerat-Herrira associazione dei famigliari dei prigionieri e organismo contro la repressione – proiezione del filmato “Paese Verde”.
>> >> a seguire aperitivo e dj set in facoltà
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Solidali con i lavoratori delle pulizie. Chi lavora senza stipendio?
Martedì 7 febbraio, davanti all’Università Statale di Milano, si è svolto il secondo presidio dei lavoratori appartenenti alla cooperativa Pulitecninca, responsabile delle pulizie dei locali del nostro ateneo. Dopo l’inizio della contestazione, essi hanno incontrato il dirigente legale dell’università, che ha cercato di prendere inutilmente tempo per fare fronte alle richieste dei lavoratori, che si vedono mancare tre mesi di stipendio, tredicesima e la riduzione del 60% dell’orario di lavoro.
La mancanza di risposte concrete e il temporeggiamento dell’autorità universitaria dimostrano il tentativo di sviare la responsabilità della questione sulla ditta in appalto, quando invece spetterebbe all’università farsi garante degli impegni presi.
La logica delle gare d’appalto prevede infatti che a vincere sia la ditta che offre il maggior sconto su quanto l’università è disposta a pagare i lavori di pulizia e questo innesca un meccanismo di sfruttamento sulle spalle del lavoratore, in quanto l’unico modo che la ditta ha di abbassare il prezzo e vincere la gara è quello di contrarre gli stipendi degli operai a pari quantità di lavoro.
Esiste inoltre una normativa (decreto ministeriale 207/2010) che prevede la possibilità da parte dell’appaltatore di pagare direttamente i lavoratori. Quindi l’università, data anche l’inadeguatezza nello scegliere le ditte, deve fornire risposte precise e concrete ai lavoratori che chiedono di essere pagati per il lavoro che hanno svolto e che non si fermeranno alla mobilitazione di oggi, per evitare che la soluzione al problema sia solamente una riduzione dell’orario di lavoro (già di per sé molto basso) e una diminuzione quindi dei servizi garantiti dall’università.
Come studenti, precari e futuri lavoratori ci sentiamo in dovere di sostenere in tutti i modi possibili le giuste rivendicazioni dei lavoratori mobilitati, poiché riteniamo giusta la lotta di chi rivendica il proprio salario e poiché vediamo come una profonda contraddizione il fatto che quest’ateneo si vanti di essere un polo d’eccellenza quando non è neanche in grado di fornire la semplice pulizia dei propri locali in maniera chiara e trasparente.
LA SOLIDARIETA’ E’ UN ARMA, USIAMOLA!
Posted in Forza...Lavoro
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Un’operazione contro la Valsusa?Un’operazione contro tutti i movimenti sociali in lotta
Il 26 gennaio in tutta Italia si sono verificate 52 perquisizioni che hanno portato a 26 arresti e 16 denunce a piede libero per le mobilitazioni contro la costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione (TAV). Le accuse sono resistenza, violenza, lesioni a pubblico ufficiale e riguardano in particolare i fatti di Chiomonte del 3 luglio, quando una grandissima manifestazione si era opposta alla costruzione del “fortino”, creato per proteggere il cantiere di questa grande opera.
Ma alla popolazione della Val Susa, come a tutti noi, un modello di sviluppo incentrato su devastazione del territorio e sempre maggiori profitti per speculatori e padroni vari, non serve.
Dal 1991 in Val Susa i comitati popolari NoTav si battono contro questa linea ferroviaria sulla quale si giocano enormi interessi economici; interessi che sono in antitesi con i bisogni e le condizioni di vita reali della maggior parte della popolazione. In questo modo il capitalismo italiano cerca di rilanciare il proprio ruolo all’interno dell’UE, diventando una piattaforma di transito-merci e manodopera, e imponendo alla popolazione i costi economici, sociali, ambientali e militari dell’operazione. In Val Susa abbiamo visto una lotta partecipata, condivisa che ha travalicato i confini della valle, contribuendo a palesare i limiti di questo modello sociale.
Mentre la Tav passa sulla testa delle popolazioni, è in atto l’ulteriore smantellamento dei diritti nel mondo del lavoro annunciato dal governo tecnico.
In questi ultimi mesi, e anni, si sono moltiplicate le lotte dei lavoratori contro la chiusura delle fabbriche, lo sfruttamento, la continua precarizzazione dei contratti di lavoro, la mercificazione dell’istruzione.
Ne sono un esempio le aziende occupate, i presidi permanenti dei lavoratori, le mobilitazioni degli studenti, o dei comitati territoriali che si oppongono a progetti di devastazione territoriale attraverso la creazione di discariche (Chiaiano) o infrastrutture (ponte sullo stretto, TEM).
All’interno di queste lotte si sono mossi fino ad oggi gli arrestati. Le misure restrittive, coadiuvate dalla spettacolarizzazione mediatica, criminalizzano le lotte cercano di isolare questi compagni dal tessuto sociale in cui sono inseriti. Ma il movimento Notav è una lotta popolare con una esperienza ventennale che attraverso un senso di partecipazione attiva alla lotta ha sviluppato dei validi anticorpi alla distinzione tra buoni e cattivi.
Le lotte di oggi, per quanto frammentarie e parziali, pongono una critica profonda al capitalismo, e rappresentano un’anticamera concreta allo sviluppo di un diverso sistema sociale. Proprio questa alternativa preoccupa la classe dirigente. Nel tentativo di riproporre lo spauracchio degli infiltrati nei movimenti sociali (siano essi terroristi o blackblock), la toga rossa Caselli ha affermato che “questo non è un attacco alla Valsusa”. Infatti non lo è. E’ un attacco contro tutti i movimenti sociali in lotta.
Libertà per tutti/e.
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Lettera di Stefano, studente del Pascal, coinvolto nell’inchiesta NoTav
Ciao a tutti,
Sono Latino, oggi avrei dovuto tenere in questa assemblea un discorso riguardo la giornata della memoria istituita per ricordare il terribile sterminio nazifascista non solo verso gli ebrei ma anche verso altri soggetti ritenuti “diversi” come zingari e omosessuali e verso chi si è opposto attivamente quel terribile regime come comunisti, socialisti e cattolici. Non ci sono e penso vi starete chiedendo il motivo. Stamattina alle 6.30 sono stato svegliato da tre agenti della polizia che hanno fatto irruzione nella mia casa a Vimodrone. Hanno perquisito l’abitazione mettendola a soqquadro e hanno sequestrato diversi miei indumenti, il mio computer, la mia macchina fotografica e dei pericolosissimi scaldapiedi da ciclista pensando che fossero passamontagna.
Sono stato accusato con diversi capi di imputazione che ancora non mi sono ben chiari, tutti comunque riconducibili alle manifestazioni e alle proteste svoltesi in Valsusa da Giugno 2011. Terminata la perquisizione sono stato portato in questura e qui mi sono state prese le impronte digitali e mi sono state fatte le foto segnaletiche. Dopo che mi sono stati notificati i vari sequestri sono stato rilasciato in attesa del processo con obbligo di dimora a Vimodrone (non posso uscire dal mio comune di residenza).
Ho da sempre appoggiato la lotta No Tav perché la ritengo una protesta giusta e necessaria. In Valsusa vogliono costruire una nuova linea ferroviaria ad altra velocità Torino-Lione dannosa per l’ambiente e che comporta un immane sperpero di denaro pubblico. Le montagne in cui vogliono scavare il condotto ferroviario sono amiantifere e quindi pericolosissime per la popolazione locale. Inoltre in Valsusa sono già presenti una statale, un’autostrada e una linea ferroviaria Torino-Bardonecchia che verrà depotenziata rendendo più complicato l’afflusso dei pendolari verso Torino.Insomma in un contesto come quello di oggi, dove vengono tagliati i treni-pendolari di studenti e lavoratori si vanno a costruire opere faraoniche con infiltrazioni mafiose certe negli appalti, che non servono proprio a nessuno se non ai pochi eletti che si potranno permettere il costo del biglietto. In Valsusa è presente un movimento che si oppone alla Tav da più di 20 anni, che è fortemente radicato nel territorio e che è sempre riuscito a bloccare questo orribile progetto. A Giugno 2011 nell’area preposta all’inizio del cantiere è stato organizzato un presidio permanente che poi è diventato un campeggio, una cittadina, “La libera repubblica della Maddalena”, direi una “Comune” dove nello stesso tempo in cui si protestava contro la Tav ci si auto-organizzava, si sperimentavano forme nuove di vita sociale, democrazia diretta decisionale riguardo le cose da fare, divisione dei mestieri; insomma si sperimentava un nuovo modello di società, seppur in miniatura.
Il 27 Giugno la polizia dopo ore di scontri e con il massiccio impiego di gas lacrimogeni al CS ha sgomberato l’area, distrutto la Libera Repubblica e militarizzato l’intera zona facendo scempio del museo archeologico e delle tombe presenti. Il 3 Luglio c’è stata la reazione del popolo NO TAV con un corteo molto partecipato che si è diretto verso l’area del cantiere ed è culminato con l’assedio alle recinzioni e con pesanti scontri fra manifestanti e polizia. I capi di imputazione si riferiscono in generale a queste due date. Nell’inchiesta sono state coinvolte circa 200 persone in tutta Italia con circa una trentina di arresti, fra cui un consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. Vorrei dire a TUTTI i telegiornali e a quella MERDA di Palazzi che non sono 2 i cittadini della Valsusa arrestati perché nel mio mandato la stragrande maggioranza degli inquisiti assieme a me sono residenti o a Torino o in Valsusa… .
Al di là di tutto quello che mi preme dire è che, senza mezzi termini, mi è stato impedito il diritto allo studio perché per rispettare gli obblighi (se non lo faccio mi hanno detto che finisco dentro) devo rimanere a Vimodrone e non posso allontanarmi per nessun motivo, nemmeno per recarmi a scuola. Trovo questo veramente scandaloso. Un’altra cosa che mi fa molto incazzare è che domani mattina magari leggerete sui quotidiani”Latini terroristi”arrestati il figlio del terrorista Claudio Latino”….questo mi fa molto male… e non perché io odi mio padre al quale anzi voglio un bene immenso e che mi manca tantissimo ma perché si usa sia la mia immagine che la sua in chiave forcaiola e denigratoria, della serie “sbatti il mostro in prima pagina”. E’ chiaro che è stato tutto molto pesante ma mi sto piano piano riprendendo soprattutto grazie ai tantissimi messaggi di solidarietà da amici, conoscenti, compagni di classe e di scuola…scusate se ho risposto alla metà ma mi avete veramente tempestato!!!ringrazio tutti immensamente… mi mancate TUTTI, posso perfino dire….mi manca la scuola! Mi avete commosso! Ora e sempre NO TAV!
Vimodrone 26/1/2012
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La crisi come nessuno la racconta
Parteciperà ad entrambi gli incontri Giulio Palermo, ricercatore dell’ Università di Brescia.
Primo incontro: MERCOLEDì 18/01 AULA 12 ore 16:30
- La legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e le sue implicazioni
- Dalla crescita del dopoguerra alla fine del sistema di Bretton Woods
- Dalla precaria ripresa degli anni ’90 alla bolla della new economy
Secondo incontro: MERCOLEDì 25/01 AULA 12 ore 16:30
- Dalla crisi dei mutui subprime del 2007 alla grande crisi finanziaria
- 2011. La crisi si propaga all’U.E. Dalla crisi del debito alla crisi dell’ euro
- Governo Tecnico, tra riforma Gelmini e modello Marchionne
Facoltà di Scienze Politiche
Via Conservatorio, Milano
Posted in Macchine di Guerra
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Gli studenti di Scienze Politiche su alcun* docenti della facoltà e sul caso Giannino
“Riportiamo qui di seguito la risposta degli studenti al comunicato del preside di Scienze Politiche (firmato da numerosi professori della facoltà), sugli avvenimenti del 1 dicembre. Al termine della risposta c’è in allegato anche il testo dei docenti cosicché chiunque possa trarre le proprie conclusioni”.
GLI STUDENTI DI SCIENZE POLITICHE SUL CASO GIANNINO
I fatti accaduti giovedì 1 dicembre nella facoltà di scienze politiche sono giusti. Un ricco giornalista che per anni ha raccontato quotidianamente sui media nazionali che lo smantellamento dello stato sociale, la libera concorrenza e la precarietà fossero la medicina di tutti i mali, merita pomodori e insulti da chi da anni subisce gli effetti collaterali di tali medicine, ossia la maggioranza di noi studenti. Quello che più ci interessa notare è che gli sproloqui del signor Giannino non rappresentano altro che la faccia sbarazzina e telegenica di ciò avviene quotidianamente nella facoltà di Scienze Politiche di Milano, dove da molto tempo ci viene insegnato che:
- tagliare lo stato sociale (loro la chiamano ‘ricalibratura’);
- precarizzare la manodopera (in linguaggio dotto ‘flessibilizzazione della forza-lavoro’);
- licenziare selvaggiamente (come ci insegna il signor m’Ichino a Confindustria, la ‘riduzione dei privilegi’);
- tenere sotto controllo l’inflazione (ergo, riduzione del salario diretto e indiretto a vantaggio delle rendite finanziarie);
sarebbero i prerequisiti della crescita economica. Probabilmente, i nostri cattedratici e i loro portaborse devono aver vissuto sulla luna, non accorgendosi che nonostante 30 anni di liberismo, dal 2008 ci troviamo nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, con il 30 per cento di noi giovani e meno giovani condannati ad un futuro di disoccupazione, salari e pensioni da fame. Per questa ragione, non ci stupiamo minimamente della condanna del corpo baronale (con servitù annessa) della facoltà di Scienze Politiche nei confronti di noi studenti che abbiamo contestato la presenza del signor Giannino e dei crumiri di “azione universitaria” che tenevano l’asta. Ma il ridicolo, i nostri docenti, lo sfiorano quando pretendono di impartirci lezioni di democrazia e pluralismo. Dicono le anime pie: “l’università deve essere una zona franca dove tutte le idee hanno libero accesso e libera espressione…nessuno può arrogarsi il potere di stabilire e imporre chi può parlare e chi deve stare zitto, chi ha le idee giuste e chi quelle sbagliate.” In una facoltà in cui:
- il reclutamento è effettuato in base alla fedeltà mostrata al barone di turno;
- i soggetti che si rifiutano di portare le borse e prostituire la propria testa e la propria dignità sono purgati con precisione geometrica in ambito concorsuale;
- la maggioranza dei programmi serve a riprodurre i privilegi di una parte della società (la loro) sull’altra (la nostra);
- il nostro diritto di discutere in maniera critica di scienze sociali è represso a scadenze semestrali dalla polizia;
tale richiesta di ‘rispetto dei diritti e delle libertà degli altri’ ci sembra un miserabile tentativo di coprire le proprie vergogne e le proprie responsabilità.
Oggi è toccato a Giannino e ai suoi paggetti di corte di azione universitaria. Domani chissà…
Assemblea di Scienze Politiche
scienzepolitichemilano_at_inventati.org
www.spomilano.noblogs.org
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