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Sin dall'autunno del 2005, l’Assemblea è attiva all’interno della facoltà di Scienze Politiche di Milano. Sull’onda delle mobilitazioni contro la riforma Moratti, la voglia di vivere diversamente la nostra università, ci ha spinti a dare continuità ai nostri incontri. Da quel ciclo di lotte siamo usciti più maturi ma anche con un certo amaro in bocca, per le troppe attese tradite: da allora è iniziata tutta un’altra storia.
Con una determinata autonomia di pensiero rispetto all’istituzione universitaria e agli specialisti del pensiero politico convenzionale, abbiamo deciso di contrapporre alla sud- ditanza un modo di essere e di fare che pone noi stessi perennemente in lotta per tutto ciò che vogliamo conquistare e difendere.
Combattivi contro la mercificazione del sapere e l'aziendalizzazione dell'università. Propositivi attraverso pratiche che valorizzino una conoscenza non riducibile alle prerogative del mercato. Solidali verso i lavoratori e in perenne difesa dei nostri diritti e interessi di classe. Sempre al fianco di coloro che resistono contro ogni forma di razzismo, fascismo e imperialismo.
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19-27-28 maggio, COX18: Oltre l'Onda: presentazione opuscolo e festa dj-set

infospomilano | 18 Maggio, 2010 15:11

manifesto iniziative opuscoloDi seguito una breve presentazione del libretto scritto e prodotto dall'Assemblea di Scienze Politiche sull’esperienza del movimento 'anti Gelmini-Tremonti'.

«Questo lavoro si propone di ragionare criticamente sul movimento ‘Anti Gelmini-Tremonti’ e su come la nostra Assemblea ha agito e si è rapportata con gli altri soggetti attivi nella lotta.Concentrandoci su quanto avvenuto a Milano, il nostro obiettivo è quello di analizzare i colpi andati a segno e gli errori commessi, al fine di avere uno strumento che ci consenta di essere meglio preparati e più consapevoli sia quando torneremo a occupare le facoltà con i nostri contenuti, problematiche e proposte, sia quando scenderemo nuovamente nelle strade per opporci ai tentativi di ristrutturazione liberista che investono l’università e la società intera. [...] Avete fra le mani un racconto collettivo narrato in prima persona, che riguarda direttamente noi e chi si è trovato a lottare accanto a noi e che si rivolge a tutti coloro che verranno dopo di noi.»

In allegato trovate l'introduzione che spiega le motivazioni che ci hanno spinto a scrivere su quell’esperienza.


Per chiunque voglia delle copie, voglia di organizzare una presentazione, o semplicemente voglia mandarci delle osservazione, può farlo inviando una mail a: scienzepolitichemilano@inventati.org

______________________________________________________
Vi invitiamo inoltre ai prossimi tre appuntamenti:

- Mercoledì 19 maggio dalle ore 10.00 a Scienze Politiche
banchetto informativo al cortile della facoltà con distribuzione
dell'opuscolo.

- Giovedì 27 maggio ore 21.00 presso il Centro sociale Conchetta
assemblea di presentazione dell'opuscolo

- Venerdì 28 maggio: Rebel Vibes from Scienze Politiche
dalle 22.00 presso il Centro sociale Conchetta.

Speak Easy _dj Reggae-Rap-Funk
Beppe Rebel_Reggae-Rap militante
Acero Moretti_Rap militante
Fuck Oceri_Ska-rocksteady
Holly e Benji djset trash
@Cox18

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Contro Crumiri e servi del potere: Antifascismo e Resistenza

infospomilano | 30 Aprile, 2010 08:42

av-popNella settimana dal 25 aprile al 2 maggio Milano sarà protagonista del teatrino inscenato da varie forze della destra neo-fascista (FN, Forza Nuova, Casa Pound, Blocco studentesco, Fiamma Tricolore, Skinhouse, con il contributo di Pdl e Lega e il beneplacito del PD) nel tentativo di ritagliarsi un giardinetto in cui giocare. Il teatrino si concluderà il 7 maggio con il corteo nazionale indetto a Roma dal Blocco Studentesco. Questa settimana di movida neofascista non ci coglie certo di sorpresa, il movimento contro i tagli e le riforme Gelmini, lo scorso anno, ha avuto già modo di confrontarsi con questa realtà, poiché laddove esplodono delle conflittualità il fascismo riappare.

 (Continua)

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Il lavoro sotto occupazione

infospomilano | 23 Marzo, 2010 20:20

locandinaLa situazione delle operaie/operai palestinesi si fa sempre più drammatica. L’esercito di occupazione sionista continua a devastare l’economia palestinese, già molto precaria o addirittura primitiva. D’altra parte la corruzione e l’appropriazione dei fondi pubblici da parte dell’ANP costituisce un ulteriore salasso alle già esigue risorse disponibili. Le politiche Israeliane di esercitare il massimo controllo sulle merci in entrata e in uscita, permettono all’esercito d’occupazione di strangolare qualsiasi tentativo di sviluppo “industriale”. Questo allo scopo di rafforzare la dipendenza dei Palestinesi dal mercato sionista e assoggettarli agli interessi imperialisti.
 
Non migliore è la situazione dei lavoratori all’interno della Palestina storica (Israele), dove le politiche razziste e neoliberiste determinano una stratificazione radicale dei diritti politici e sindacali, con la differenziazione dei lavoratori su base etnica e di nazionalità. Un modello di discriminazione applicato anche dai capitalisti italiani, per lo sfruttamento della forza lavoro immigrata, vessata dal doppio standard nelle condizioni di lavoro rappresentato dal ricatto e dal razzismo.
 

Incontro Pubblico con il compagno Wehbi Badarni,
Sindacalista ed attivista Palestinese
 
 Sabato 27 Marzo - ore 16:00 Villa Pallavici- Via Meucci, 3
(quartiere Adriano fermata autobus 56)

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Usare i sottomarini anziché le corrazzate.Ultimo disegno della legge che silura l'art18.

infospomilano | 18 Marzo, 2010 02:19

articolo tratto dal sito dell'avvocato del lavoro laser, presso lo studio legale Giovanelli.
 
Alcune informazioni utili per comprendere che l'attacco ai diritti dei lavoratori è di portata pari all'attacco del 2002 quando c'è stata la campagna per l'abolizione del'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Da allora le classi dirigenti hanno imparato la lezione e mentre nel 2002 sparavano con le corrazzate contro i diritti dei lavoratori facendosi notare, ora hanno usato i sottomarini per non farsi notare mentre affondano l'art.18
---------------
 
Con l’approvazione al Senato del disegno di legge 1167-B, il Governo consente al padronato italiano di compiere un salto di qualità nello smantellamento dei diritti dei lavoratori: più che una controriforma, è una vera e propria controrivoluzione, sia pure condotta in sordina. L’attacco questa volta prende le forme di un lunghissimo testo che conferisce “Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché di misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro”.

Di tutto di più, insomma, ma è ovvio che il cuore del disegno è costituito dalle norme in materia di lavoro: vediamole con ordine.

 (Continua)

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Appelli ridotti: un'altra tappa dell'università riformata

infospomilano | 02 Febbraio, 2010 00:11

Un posto nell’                                        Quattro posti
università pubblica             nell’università riformata
 
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Nell'ultimo consiglio di facoltà è stata approvata in via “sperimentale” (cioè definitiva) per l'anno accademico 2010/11, la nuova sessione degli appelli che, di fatto ridotti, si svolgeranno solo nei giorni di pausa tra un trimestre e l'altro, ad eccezione di alcuni periodi limitati. "Durante il mese di gennaio e nelle ultime due settimane di ogni trimestre è possibile fissare esami nella fascia oraria serale, dopo le 18 e/o il sabato mattina". Al momento il secondo trimestre resta escluso dal provvedimento.

Informazione a riguardo è già stata fatta,  ma a noi preme mettere in luce un concetto centrale che rischia di venir oscurato dall'ovvio interesse che ogni singolo studente ha nell'opporsi ad una sessione d'appelli meno agevole. Non si tratta di drizzare le orecchie e raccogliere firme, solo quando i baroni allungano le mani sul nostro orticello privato, già colpito da misure simili negli anni precedenti.

Uno dei motivi che impongono questa scelta è l'attuale situazione di carenza di aule e spazi: a causa dei tagli dei fondi del governo, l'università Statale non ha soldi e chiuderà il suo bilancio con un deficit di 17 milioni di euro quest'anno. Il nostro invito è quello di riflettere sulla direzione delle politiche universitarie dell'ultimo decennio e oltre.

Ministri dell'istruzione di concerto con le autorità accademiche da venti anni a questa parte hanno prodotto uno stravolgimento dell'ordinamento universitario: spezzettamento del ciclo di studi in 3+2 anziché in 4 anni, l'introduzione dei crediti e degli stages gratuiti presso aziende, la divisione degli esami in moduli schizofrenici, sono i frutti marci che abbiamo raccolto. Di anno in anno i nostri Signori si sono resi conto che il mostro da loro creato diventava ingestibile da un punto di vista materiale, e da qui la polemica contro gli sprechi, contro i fannulloni, contro le università del sud spesso poco produttive, ecc. ecc. Adesso siamo arrivati ad un  problema quantitativo: lo spazio! In tempi di crisi non sanno più come gestire il mega supermercato che hanno creato e che rischia l'implosione per la crescita esponenziale al suo interno (di cattedre, di corsi, di studenti, di costi, ecc. ecc.,). E allora qual è l'idea brillante? Sacrificare l'autonomia e libertà dello studente, minandone l'accessibilità alle sessioni di esami!

Alcuni “rappresentanti” danno la colpa di questa situazione esclusivamente agli ingordi baroni che non spartiscono con noi le briciole lasciate dai governi di centrodx e centrosx. Invece per noi non si tratta di lottare per le “bricciole”: noi vogliamo l'intero panificio.
Che certi rappresentanti si limitino semplicemente a denunciare lo stato attuale delle strutture e dei fondi è pura ipocrisia dal momento che queste scelte vengono avvallate non solo dalla loro stessa presenza nei consigli di facoltà, quanto dai loro stessi partiti di riferimento in parlamento. Scelte che sistematicamente sottraggono miliardi di euro alla pubblica istruzione e rafforzano in maniera diretta e indiretta il potere baronale. Direttamente, perché i baroni si spartiscono nuove cattedre grazie alla proliferazione di 1000 corsi satellite (che poi svendono sia alle matricole grazie a nomi accattivanti, sia alle aziende come prodotto finito e gratuito). Indirettamente, poiché la tradizionale richiesta dei docenti di ridurre gli appelli (sempre respinta dagli studenti), ora mascherata da una pseudo-motivazione dittatica (frequenza calante durante il corso), può essere finalmente “giustificata” da necessità materiali; mancano soldi e spazi. E' logico prevedere che otterranno invece l'effetto contrario, la desertificazione totale delle aule a fine trimestre.


Dov'è dunque il tanto millantato ridimensionamento del potere baronale previsto dalla riforma Gelmini?
 

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Araba fenice il tuo nome è Gaza.

infospomilano | 16 Gennaio, 2010 01:10

Araba fenice il tuo nome è Gaza

Lunedì 18 gennaio, ore 12.15 - aula 4
Facoltà di Scienze Politiche
via Conservatorio 7, Milano
PRESENTAZIONE
DEL DOCUMENTARIO con
l'autore FULVIO GRIMALDI
_______________________________________

Il 18 gennaio 2009 cessano i bombardamenti su Gaza iniziati il 27 dicembre 2008 con l'operazione Piombo fuso. Ad un anno da quell'evento ecco il primo esaustivo racconto del massacro di Gaza nel dicembre 2008/gennaio 2009 sullo sfondo di 60 anni di pulizia etnica israeliana, a partire dall'iniqua spartizione del 1948 della Palestina storica e della cacciata dei suoi abitanti.

La Cisgiordania e Gaza sotto occupazione, l'indomabile resistenza palestinese l'Intifada, il conflitto tra una classe dirigente che si arrende e collabora con il nemico e chi è determinato a continuare la lotta di liberazione.
Gli orrori dell'aggressione a gaza, la crisi del progetto israeliano e imperialista a Gaza e nel medio Oriente. Le voci delle vittime e dei combattenti.I riflessi nel mondo. Il simbolo della città martire è
la fenice che risorge dalla sue ceneri.

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Diritto allo studio...a caro prezzo

infospomilano | 11 Gennaio, 2010 00:27

libreria

C’è chi dice che per cambiare il mondo bisogna cambiare la scuola.

Altri dicono che la scuola cambierà soltanto se cambierà il mondo.

 

Noi siamo d’accordo con entrambi.

 

Come Assemblea di Scienze Politiche, in collaborazione con altri studenti della facoltà, abbiamo deciso di porre la nostra attenzione sul diritto allo studio. I costi diretti e indiretti dell’università sono alti e in continuo aumento: l’iscrizione costa 700 euro senza calcolare la seconda rata e le più improbabili gabole che di fatto rendono i redditi medi inaccessibili al diritto allo studio (soglie di reddito troppo basse per l’inclusione nelle fasce dei beneficiari, inclusione dei redditi di fratelli, ecc..)

 

Oltre i costi diretti ci sono quelli indiretti. Si tratta di spese che l’università e lo Stato non sostengono (cibo, trasporti, alloggi ecc.) se non in maniera marginale. I libri e il loro costo rientrano in questa categoria e sono la contraddizione più lampante del modello aziendalistico e di individualizzazione spinta che l’università promuove. Iscriversi in un corso di laurea senza poi essere messi in condizioni di apprendere è un’ipocrisia. Ormai senza troppi peli sulla lingua i vari baroni ci dicono che noi e le nostre famiglie ci aspettiamo troppo dall’università (vero preside Checchi?). Poi che dire della tanto decantata “meritocrazia” che tante anime pie tirano fuori ogni volta che la pentola a pressione che si chiama università viene scoperchiata? Fumo negli occhi visto che alcuni hanno i mezzi per essere bravi e per gli altri… “siamo in troppi, siate comprensivi”. La cancellazione dei criteri di reddito dall’attribuzione del diritto allo studio è la vera ipocrisia che i ministri, di concerto con rettori e Confindustria, hanno architettato per riformare l’università italiana.

 

Per queste ragioni abbiamo deciso di portare avanti l’iniziativa Libreremo insieme a tutti coloro che per bisogno o per senso di (in)giustizia, non vogliono più pagare per qualcosa che dovrebbe essere accessibile a tutti. Sappiamo che contro di noi avremo interessi potenti: dai baroni (considerati i soldi che guadagnano dai diritti di proprietà sui libri) a coloro che hanno fatto della vendita di testi dentro le facoltà un  vero e proprio business.

Senza fini di lucro e senza pretese di costituire un “servizio” alternativo abbiamo scelto di diffondere gratuitamente libri di testo -e non solo- dei corsi che frequentiamo. La nostra è una scelta politica concreta che vuole affrontare il problema alla sua radice.

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Assemblea Studenti Scienze Politiche - www.spomilano.noblogs.org

Libreremo -Spazio di condivisione per la circolazione dei saperi e il diritto allo studio- www.libreremo.org

 


clicca qui per aprire la lista dei libri disponibili

clicca qui per istruzioni sulla procedura di download attraverso emule

 

 

 

 

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Un anno dall'operazione "piombo fuso". Un massacro commesso nei confronti del popolo Palestinese nella Striscia di Gaza

infospomilano | 27 Dicembre, 2009 18:10

il vero muro del pianto

Il 27 dicembre 2008 i cieli di Gaza si riempivano di scie bianche luminose: incominciava "Piombo Fuso", una delle più sanguinose operazioni militari che il criminale stato d'Israele abbia mai condotto contro il popolo di Palestina. Quelle scie nel cielo erano le bombe al fosforo bianco usate deliberatamente dall'aviazione israeliana contro la popolazione civile. A questi primi feroci bombardamenti segue, il 3 gennaio 2009, l'invasione di terra che continua a seminare morte e distruzione.

 

Tutti i fidi sostenitori dei sionisti correvano a censurare le immagini provenienti dalla Striscia, a tentare di nascondere ai nostri occhi quali orribili barbarie venivano commesse, condannando a parole ogni forma di violenza, proprio mentre restavano fermi per dare a Israele il tempo di colpire... Continuando a raccontarci che Israele si stava solo difendendo da Hamas e dai suoi razzi Quassam – senza precisare che questi razzi, forma disperata di resistenza contro l'occupazione militare della propria terra, negli ultimi otto anni avevano fatto all'incirca 15 morti israeliani, contro le migliaia di palestinesi morti e feriti nello stesso periodo, senza contare i quasi 1500 palestinesi barbaramente uccisi e i 5.000 feriti solamente nei 21 giorni dell'operazione...

 

Mentre i governi imperialisti di tutto il mondo chiudevano gli occhi (e chi, come i carabinieri italiani, anche il valico di Rafah, contribuendo ad imprigionare la popolazione di Gaza sotto i bombardamenti), forti erano anche le proteste: a Roma un corteo di più di 100.000 persone attraversava le strade della città per chiedere la fine dell'aggressione israeliana, ad Astakos i compagni greci bloccavano una nave carica di armi diretta in Israele, nel Regno Unito si occupavano le facoltà, mentre tutto il mondo arabo scendeva in piazza venendo brutalmente represso dai regimi collaborazionisti.

 

In quei giorni di massacro furono palesi le politiche genocide dell'imperialismo sionista, che da 61 anni occupa la terra di Palestina perpetrando una sistematica e scientifica strage del suo popolo. Genocide sì: perché alle fasi di attacco “diretto” con azioni militari indiscriminate (bombardamento di scuole, moschee, edifici ONU...), e con armi non convenzionali (bombe al fosforo, bombe DIME, uranio impoverito – strumenti di morte che provocano mutilazioni, malattie a lungo termine, o che devastano il territorio, contaminando persino le falde acquifere...), si aggiunge l'occupazione e l'embargo, un'opera di stermino quotidiano, fatta di lutto, miseria, disoccupazione, checkpoint, assassini mirati, raid notturni, sindromi post-traumatiche, depressioni, suicidi, uso di sostanze stupefacenti per sopportare la realtà...

 

Oggi, ad un anno dalla strage di mano israeliana e complicità occidentale, noi non vogliamo soltanto ricordare: vogliamo anche far ricordare ai sionisti e ai loro sponsor italiani che la rabbia è ancora viva, che il fuoco della resistenza del popolo palestinese brucia più del loro fosforo. Che non ci rassegneremo a considerare la Palestina un'emergenza umanitaria, ma una questione politica che richiede tutto il nostro impegno, convinti come siamo che non ci potrà mai essere nessuna pace, in Palestina e nel mondo intero, se prima non ci sarà giustizia!

Assemblea Studenti di Scienze Politiche (Mi), Collettivo Autorganizzato Universitario (Na), Collettivo Politico Scienze Politiche (Fi), Collettivo Lavori in Corso (Rm), Politecnico 09 (Bo),Collettivo 20 Luglio (Pa), Coordinamento il Policlinico (Na), Resistenza Universitaria-Laboratorio Politico della Sapienza (Rm), Rete Studenti (Sa)

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ASSEMBLEA SUL DDL GELMINI:RIFORMA DELLA GOVERNANCE E DELL'UNIVERSITÀ

infospomilano | 16 Novembre, 2009 10:01

MERCOLEDÌ 18/11 ORE 12.30locandina assemblea sulla governance
FACOLTÀ DI SCIENZE POLITICHE

interverrà Giulio Palermo, ricercatore all'Università di Brescia

_______________________________________________

A più di un anno dalla riforma Gelmini si stanno delineando le linee principali di cambiamento dell’università italiana. Il 28 ottobre il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che ristruttura gli atenei, a tutti i livelli.

 
Partiamo dalle questioni più semplici: i tagli previsti dalla legge 133/2008 Tremonti-Brunetta rimangono, non si prevedono investimenti, dato che in questi tempi di crisi l’obiettivo è ridurre il più possibile i costi. Dopo di che i privati hanno ormai la strada spianata: non tramite la trasformazione delle facoltà in fondazioni private (come veniva paventato dalla Gelmini), ma tramite l’ingresso nei consigli di amministrazione di “membri esterni”, che ne occuperanno il 40%. D’altro canto, in questa maniera si permette a manager e padronato di controllare e determinare la formazione della futura forza lavoro, evitando a costoro di dover farsi carico anche della gestione economica (e dei debiti).

Meglio infatti scaricare i costi sulle spalle degli studenti: dopo affitti, caro libri, caro vita, gli aumenti delle tasse ci sembrano il giusto prezzo da pagare per una formazione che senza dubbio ci spalancherà le porte del mondo lavorativo ( … o del call center? )

Ma qualcuno potrebbe anche apprezzare alcuni contenuti della riforma, come la riduzione a 8 anni del mandato del rettore, oppure altri palliativi riguardanti il reclutamento dei docenti, che ricordiamo, se ancora non fosse chiaro, che avviene tramite la pratica della cooptazione. Il ddl propone che il reclutamento dei docenti avvenga attraverso una «abilitazione scientifica nazionale», decisa da una commissione nazionale formata mediante sorteggio tra professori ordinari. Il sistema di caste e mafie baronali rimane invariato:a sorteggio tra 10 controllati 5 diventano controllori…

IN QUESTO DDL GLI STUDENTI NON SONO CHE CARNE DA MACELLO:
si parla di governance, di meritocrazia, di competizione, di razionalizzazione, di sprechi, di selezione: è questo il grande centro commerciale in cui hanno ridotto l’università italiana.

E come ogni buon venditore l’università sa bene come attirare i suoi clienti (alias studenti): con il gadget della rappresentanza. In un periodo in cui le rappresentanze sono votate da meno del 10% degli studenti, sono totalmente estranee alla maggior parte dei problemi reali, spuntando come funghi solo in tempo di campagna elettorale per poi scomparire subito dopo, l’università cosa fa? Decide di aumentare la percentuale di rappresentanza studentesca all’interno del cda. Ovvero come regalare cibo avariato.


E per finire la questione del MERITO. Il ddl propone la costituzione di un fondo nazionale per il merito, l’erogazione di borse di merito e prestiti d’onore. Due obiezioni:
1) la possibilità di proseguire gli studi deve essere data a tutti a prescindere dai voti e dalle medie conseguite

2) Al di là dell’estrema soggettività su cui si basa ogni valutazione, il diritto allo studio non può essere subordinato a un merito che spesso coincide con la possibilità rientrare nelle grazie dei baroni. In una facoltà come Scienze Politiche, essere meritevoli spesso significa non contestare l’ideologia neoliberista su cui i vari baroni hanno costruito la loro didattica, annullando ogni pensiero critico.

Le mobilitazioni dell’anno scorso hanno posto in maniera concreta l’opposizione alle politiche che vogliono l’università asservita alle esigenze del mercato. Ma le ristrutturazioni non riguardano certo solo il mondo della formazione, basti pensare al decreto Brunetta o ai licenziamenti sparsi in tutta Italia: diversi e differenti sono i soggetti ai quali stanno facendo pagare la crisi. Ragionare insieme su che risposte dare diventa quindi una necessità di tutti.



Assemblea studenti scienze politiche

 

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Comunione e Fatturazione

infospomilano | 16 Novembre, 2009 01:38

comunione e fatturazione

Con Comunione e liberazione non si scherza, visto quanto è successo in questi giorni. I fatti: circa due mesi fa 5 studenti di lettere e filosofia si sono recati presso la libreria CUSL in via festa del Perdono dove hanno fatto qualche centinaio di fotocopie gratuitamente. Mentre stavano per andare via sono stati bloccati da alcuni ciellini, dipendenti della Cusl, i quali pretendevano che queste fotocopie venissero pagate. Ne è nato qualche spintonamento in seguito al quale gli studenti sono andati via. A distanza di 2 mesi sono stati arrestati e ora si trovano a San Vittore e agli arresti domiciliari con le accuse di “rapina aggravata” e “lesioni gravi”. Fin qui cosa c’è di strano? I debiti si pagano direbbe qualcuno. Bene, vediamo chi deve qualcosa e a chi.

Le librerie CUSL sono la vetrina pubblica di Comunione e Liberazione, setta a metà strada fra affari e integralismo cattolico. Un intreccio di interessi che parte dall’università, passa attraverso la lottizzazione di cariche politiche delle amministrazioni comunali-regionali (uno fra tanti Roberto Formigoni) e arriva alla Compagnia delle Opere, un vero e proprio impero economico con un giro d’affari che arriva a 70 miliardi di euro. Questi “caritatevoli cristiani” hanno diverse librerie, spazi adibiti a cooperative di “assistenza” (e propaganda) ai disabili e tramite il loro vettore politico, Obiettivo Studenti, si fanno finanziare per eventi di dubbia utilità o addirittura inesistenti come le riviste per le quali l’università sborsa migliaia di euro annualmente. Questi loschi figuri si presentano ovunque c’è un appalto di servizi che l’università gestiva in precedenza o che di cui non vuole farsi più carico, come la mensa o il bar della facoltà. Il meccanismo di “amicizia” mutuato da C.L. e comunemente detto “favori reciproci” (altrove forse si chiamerebbe collusione mafiosa) garantisce loro sempre una corsia preferenziale nell’azienda-università.

Per gli studenti “normali” l’università è fatta d’innalzamento delle tasse, caro libri (in vendita dalla CUSL), taglio dei servizi, strapotere baronale (spesso affiliato a gruppi come CL), carenza di spazi di socialità, esami a raffica e altro ancora. Per questa cricca variamente denominata -C.L., CUSL, Obiettivo Studenti- l'università non è che un'altra occasione per fare affari. Soprattutto gli ultimi disegni del governo in tema di riforma: la regione Lombardia ha firmato il 7/9/2009 un accordo con il Ministero dell’istruzione che prevede lo stanziamento di 15 milioni di euro a 12 università della Lombardia per la realizzazione di “interventi finalizzati all’integrazione e al potenziamento dei servizi di istruzione”. Secondo voi la regione chi agevolerà in questo stanziamento?

Se qualche gruppo di studenti particolarmente attivo durante il movimento dello scorso anno, li individua come causa di ingiustizie e decide di sfidarli con un piccolo gesto concreto, arrivano giudici e polizia a tutelare l' ordine. Così come i lavoratori devono rassegnarsi ad essere licenziati sull’altare del capitale, così lo studente deve subire silenziosamente le pressioni delle lobby attive nell’università-azienda. Ma questa volta hanno fatto male i conti. In debito con gli studenti sono i “signori” della CUSL.

Vogliamo il ritiro delle denuncie e la liberazione immediata dei nostri 5 compagni.
Boicottare le librerie CUSL presenti in ogni facoltà.

CUSL E CL: MAFIA@UNIMI.IT I VERI LADRI SIETE VOI

Assemblea Studenti Scienze Politiche

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Scienze Politiche Mercoledì 28-10: Delta in Rivolta, presentazione film e libro.

infospomilano | 26 Ottobre, 2009 14:35

DELTA IN RIVOLTAlocandina presentazione delta in rivolta.

Pirateria e guerriglia contro le multinazionali del petrolio in Nigeria

Suggerimenti da una «insurrezione asimmetrica»

144 pagine - 8,00 euro - edizioni PORFIDO

 

Da decenni, in Nigeria, la popolazione si batte contro lo sfruttamento selvaggio della propria

terra da parte delle multinazionali del petrolio e del gas (tra le quali spicca la nostrana ENI-AGIP).

Un silenzio mediatico ai limiti della censura circonda l’insurrezione del Delta del Niger, per coprire

le responsabilità dell’Occidente e cementare complicità e rassegnazione.

Ma tra occupazioni di impianti e sabotaggi, manifestazioni non violente e azioni di guerriglia,

una multiforme resistenza dimostra come sia ancora possibile opporsi alla devastazione

ambientale e sociale che il Progresso porta con sé...

Un grido di rivolta e di dignità, da cui gli animi intorpiditi dei “privilegiati” d’Occidente avrebbero molto da imparare.

 

 

- presentazione del libro (sarà presente l’autore)

- proiezione del film Delta Oil’s dirty business

(regia di Y. Avgeropoulos - 2007 - durata 63 min)

 

Mercoledì 28/10 ore 14:30 Aula 20

Facoltà di Scienze Politiche via Conservatorio 7

 

Assemblea Studenti Scienze Politiche

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ASSEMBLEA DI INTERFACOLTÀ: momenti di RESISTENZA ED ATTACCO

infospomilano | 05 Ottobre, 2009 23:59

MARTEDÌ 6 OTTOBRE ORE 14.15Assemblea interfacoltà

ASSEMBLEA INTERFACOLTÀ
ATRIO AULA MAGNA via Festa del Perdono

GIOVEDÌ 8 OTTOBRE DAL MATTINO

SCOPRI ANCHE TU COSA STA DIETRO I GAZEBO
DEL CAREER DAY
GIORNATA DI CONTROINFORMAZIONE
PROMOSSA DA STUDENTI E NEOLAUREATI

scarica il volantino di convocazione in .pdf

o clicca sotto per visualizzarlo in .jpeg 

Volantino Career Day'09 pg1Volantino Career Day'09 pg2

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Condividendo saperi fuori dalle logiche del mercato...

infospomilano | 01 Ottobre, 2009 20:58

 

 

Non sarà certo il copyright a fermarci!No SIAE, Si condivisione.

All’interno di un'università subordinata agli interessi delle aziende e dai costi e dai ritmi sempre più escludenti, noi pensiamo che la possibilita di avere libri di testo gratuitamente possa essere uno strumento collettivo sia per riappropriarsi del diritto allo studio, sia per stimolare una critica della proprietà intellettuale, attraverso la diffusione di materiale controinformativo.

 

I diritti di proprietà intellettuale (che siano brevetti o copyright) sono da sempre - e soprattutto oggi - grosse fonti di profitto per multinazionali e grandi gruppi economici, che pur di tutelare i loro guadagni sono disposti a privatizzare le idee, a impedire l'accesso alla ricerca e a certi tipi di contenuto, tagliando fuori dalla cultura e dallo sviluppo la stragrande maggioranza delle persone. Inoltre:

 

- impedire l'accesso ai saperi, rendendolo possibile solo ad una ristretta minoranza,

- reprimere i contenuti culturali dal carattere emancipatorio              

- proporre solo contenuti inoffensivi o di intrattenimento

 

sono da sempre i mezzi del capitale per garantirsi un controllo massiccio sulle classi sociali subalterne.

 

L'ignoranza e la mancanza di un pensiero critico ci rendono succubi e sottomessi alle logiche di profitto e di oppressione: per questo riappropriarsi della cultura, che sia un disco, un libro, un film o altro, è un atto cosciente caratterizzato da un preciso significato e peso politico.

 

Condividere e cercare canali alternativi per la circolazione delle idee significa combattere tale situazione, apportando benefici per tutti. Abbiamo scelto di mettere in condivisione proprio i libri di testo perché i primi ad essere colpiti dall'attuale divieto di copiare i libri (messo in atto da  SIAE, governi e multinazionali) sono la gran parte degli studenti che, già costretti a fare i conti con affitti elevati, mancanza di strutture, carenza di servizi e borse di studio, devono anche affrontare gli alti costi dei libri di testo.

Questo va evidentemente a ledere il nostro diritto allo studio: le università dovrebbero fornire libri di testo gratuiti o quanto meno strutture e biblioteche attrezzate, invece di creare di fatto uno sbarramento per chi non ha la possibilità di spendere migliaia di euro fra tasse e libri originali. Proprio per reagire a tale situazione, senza stare ad aspettare nulla dall'alto, invitiamo tutti/e a far circolare il più possibile i libri.

Approfittiamo delle enormi possibilità offerteci da internet e dalle nuove tecnologie: appropriamocene, liberando e liberandoci dai limiti imposti dal controllo repressivo di tali mezzi da parte del capitale.

 

Facciamo fronte comune davanti ad un problema che coinvolge tutt* noi!

 

Milano, Settembre 2009

Assemblea Studenti Scienze Politiche - www.spomilano.noblogs.org

Libreremo -Spazio di condivisione per la circolazione dei saperi e il diritto allo studio- www.libreremo.org

 


clicca qui per aprire la lista dei libri disponibili

clicca qui per istruzioni sulla procedura di download attraverso emule

 

 

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Per un' università Pubblica, Libera e di Massa. NO al Test di Autovalutazione.

infospomilano | 24 Settembre, 2009 17:01

 

 Chi valuta chi?
 Come da copione anche quest'anno l'accesso a numerose facoltà ed a singoli corsi di laurea è limitato da un numero chiuso. La giustificazione unanime fornita da governo, industriali e rettori verte su due “virtù” proprie dello sbarramento all'ingresso: l'efficienza delle strutture universitarie e la possibilità di selezionare i più capaci e meritevoli tra gli studenti. A partire dal 1996, quando era ancora adibito all'iniziativa del singolo ateneo (a tutt'oggi costituisce competenza governativa), il numero chiuso era presentato come uno strumento capace di favorire i meno abbienti , poiché si basava sul merito e non sul reddito. Eppure statistiche ormai decennali dimostrano chiaramente come la provenienza da un'area geografica anziché da un altra o da una scuola di periferia rispetto ad una scuola “bene” possano fare una grande differenza nei livelli di preparazione e nelle possibilità di accesso al mondo universitario, o quanto vi influisca la presenza di laureati tra i genitori e la quantità di libri presenti in casa. Questi fattori, insieme all' insufficienza delle politiche per il diritto allo studio (borse, trasporti, studentati), al continuo aumento delle tasse universitarie e all'impossibilità per gli studenti

lavoratori di frequentare (come indotto e richiesto progressivamente dal nuovo ordinamento), confermano la presenza di un meccanismo di selezione di classe nel nostro sistema formativo.

L'introduzione di uno sbarramento all'ingresso per TUTTE le facoltà è stato introdotto dal ministro Moratti nel 2004, e ratificato dal sinistro ministro Mussi. Lo chiamano test di autovalutazione (ma solo perché paga lo studente!!!), ma la logica è la stessa del numero programmato: chi non supera il test possiede un debito formativo che gli preclude la possibilità di dare esami (come se non bastasse la valutazione del professore); la frequenza di corsi di recupero “libera” lo studente da questo debito, dandogli finalmente la possibilità di sostenere le prove d'esame. È evidente come in

questo modo si precluda ad un certo numero di studenti (in particolare gli studenti-lavoratori) la possibilità di proseguire la carriera universitaria basandosi sui risultati di un test nozionistico, quando sarebbe sufficiente consentire il libero svolgimento dei corsi di recupero, la possibilità di frequentare le lezioni e di dare esami per aggirare eventuali lacune, senza per questo punire chi non passa la selezione. In questo modo si assottigliano le aspettative da parte di chi si appresta a frequentare l'università ed appartiene ad una classe sociale sfavorita, accentuando, invece che limitando, la selezione di classe.

Cosa vogliono, allora, industriali, governo e baroni, imponendoci per legge il numero chiuso?

La selezione di classe è un meccanismo progressivo, che incide a partire dalla scelta della scuola media superiore, proseguendo via via lungo il percorso universitario. Se pensiamo che da quest'anno esistono degli sbarramenti (basati sul voto di uscita) tra triennale e magistrale, e che questi sbarramenti si riproducono dopo la magistrale nell'accesso ai vari master (molto costosi e quindi inaccessibili a “chi non ha”), il quadro diviene più chiaro.

L'intenzione è quella di produrre una differenziazione dei percorsi di studio, che rigeneri, prima durante e dopo il percorso universitario, una stratificazione sociale funzionale alle esigenze delle imprese (rappresentate in Italia da Confindustria). Non è un caso che la riforma Brunetta (legge 133), differenzi, tagliando le risorse, tra atenei competitivi (nei quali si forma la classe dirigente, con un livello di tasse molto alto ed un finanziamento cospicuo da parte dello Stato e delle imprese), e atenei di serie B, nei quali si producono futuri lavoratori disciplinati e dequalificati.

L'unica risposta alla selezione, alle politiche che ci vogliono sempre piω ingabbiati e legati al nostro destino di lavoratori competitivi e supini ai bisogni del padrone di turno è la lotta per una Università che sia pubblica (e quindi adeguatamente finanziata), che non preveda costi per gli studenti, che sia di qualità, che consenta l'accesso a tutti (indipendentemente dalla classe sociale di provenienza) che non sia elitaria, bensì di massa.

 

NO AI TEST D'INGRESSO ED AI TEST DI AUTOVALUTAZIONE!!!

NO ALLA SELEZIONE DI CLASSE!!!

LOTTIAMO PER UNA UNIVERSITA' CHE SIA PUBBLICA, GRATUITA, LIBERA E DI MASSA!!!

RED NET

Rete delle realtà studentesche autorganizzate

www.red-net.it
 

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In che modo l’università fa pagare agli studenti il taglio dei fondi?

infospomilano | 21 Settembre, 2009 15:06

In un recente articolo il nostro preside giustifica come legittimo l'aumento delle tasse universitarie: il problema dell'università sarebbe stato il numero crescente di iscritti. Da più parti ci dicono che l'università deve essere d'elite e non di massa! Non a caso l'aumento progressivo delle tasse, l'inserimento del numero chiuso, e l'accesso con test di accertamento stanno facendo diminuire il numero degli iscritti. Ma l'elite di cui parlano non è soltanto l'elite studentesca che potrà permettersi di pagare tasse che pian piano faranno invidia alle università private; l'elite è soprattutto quella baronale, quella che gestisce l'università come se fosse il proprio orticello, con concorsi farsa, con la creazione di cattedre ad hoc per amici e parenti, ecc ecc…
Nel suo articolo il preside scrive “L'attuale sistema lascia nella sostanziale irresponsabilità gli studenti e le loro famiglie, che sono indotte ad accettare uno scambio del tipo: basso prezzo-basse aspettative-bassa qualità” …

Responsabilità? Ma voi ve lo immaginate un padre con la 5a elementare che di professione fa l'operaio, che accompagna il figlio a scoprire la qualità dell'università? O meglio ancora riuscite a immaginare una matricola, che imbevuta della peggiore propaganda messa in atto dalle università (nelle ricorrenze tipo quella di oggi), riesce a capire se quello che gli stanno vendendo è veramente oro? Se c'è qualcuno che si deve accollare la responsabilità della qualità della didattica questi non sono gli studenti e le loro famiglie, ma quanto meno chi gestisce le università, chi viene pagato per lavorarci, chi fa i concorsi, chi insegna, chi ricerca, chi fa gli esami.
Sarebbe più onesto ammettere che l'aumento delle tasse serve a rimpiazzare (in parte) il taglio dei fondi: e invece no! Si maschera l'aumento dei fondi con un aumento della qualità. Peccato che in sostanza nelle università non cambia nulla per quanto riguarda né il sistema baronale né il metodo di reclutamento e valutazione dei docenti.
 
Meritocrazia. Dietro questa parola si nascondano le peggiori bufale inventate dall'intera casta baronale. La soluzione fornita al taglio dei fondi è stata quella di razionalizzare i tagli in base a un principio di merito: le università migliori vengono premiate e hanno ricevuto più fondi. Ma vogliamo andare a vedere in che modo sono stati assegnati questi fondi? In particolare i 2/3 sono stati assegnati in base alla qualità della ricerca, 1/3 in base alla qualità della didattica. E da cosa dipende la qualità della ricerca?
- “Rafforzare la competitività dell'ateneo in campo nazionale e internazionale”;
- “Aumentare le produttività, la qualità e l'impatto della ricerca giudicandoli in base a parametri quali brevetti, finanziamenti esterni, grado di internazionalizzazione e pubblicazioni”.Ovvero uno spot aziendale. Ed è ovvio che l'università non è più un luogo di formazione, bensì un mercato di beni (il prodotto della ricerca) e forza lavoro. Questa è il loro modello di università: un involucro vuoto ma decoroso.

Questa non è l'università che noi vogliamo.

articolo tratto da Linea di Massima Settembre 2009.

Per scaricare il pieghevole in formato .pdf cliccare sul link sotto.
Linea010_num0.pdf

 

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