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Accade a Napoli.
Nuova aggressione camorrista/fascista!
Ieri sera intorno alle ore 20 un nostro compagno è stato riconosciuto e aggredito da due noti camorristi/fascisti (presenti anche durante gli scontri a Piazza Plebiscito il 7 maggio scorso). Colpito alle spalle appena si è girato per rispondere sono intervenute un’altra decina di persone legate ai due cammorristi/fascisti dal vincolo delle assunzioni clientelari. Insomma servi che soccorrono altri servi. Al nostro compagno sono dovuti essere applicati 3 punti all’esterno del labbro e 2 all’interno.
Ancora una volta, come sempre, non denunceremo i nostri aggressori. Fiducia in questo stato e nei suoi tribunali non ne abbiamo mai avuta e non saranno queste aggressioni a farci cambiare idea.
A parlare saranno le strade.
Studenti Federico II www.studentifedericosecondo.org Mensa occupata www.mensaoccupata.org
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Cronaca e valutazioni della giornata del 7 maggio a Napoli.
Contro fascismo e repressione non un passo indietro!
La giornata del 7 Maggio a Napoli va analizzata in tutta la sua complessità poiché a parer nostro molti sono gli aspetti da approfondire e su cui sentiamo l’esigenza di esprimerci.
La necessità di portare solidarietà ai compagni e alle compagne del movimento studentesco milanese colpiti il giorno prima da cariche di polizia e carabinieri all’interno della Statale, ci ha fatto scendere in strada in forma di presidio in occasione della visita istituzionale del neo ministro della Istruzione Carrozza. Torneremo a questo dopo,cercando di ripercorrere in ordine cronologico la giornata. Il primo dato che salta agli occhi, testimoniato da video e foto abilmente strumentalizzate dai mezzi di comunicazione, è un innalzamento del livello repressivo da parte degli organismi di Polizia. Questo inasprimento non ha riguardato solo una realtà di lotte locali ma ha assunto un profilo nazionale. Ne sono un esempio gli episodi di violenza poliziesca come risposta ai percorsi di lotta dei lavoratori della logistica di Bologna o dell’Ikea di Piacenza o dei lavoratori della Esselunga.
Più si manifestano le contraddizioni della crisi, più gli spazi di dissenso si riducono fino a scomparire. Fino a pochi anni fa, durante le contestazioni ai ministri dell’istruzione o chi per essi, si cercava almeno di salvare la faccia. Venivano impiegati alcuni strumenti come Udu/Uds che venivano accettati in delegazione per mostrare la disponibilità dello Stato. In questa fase non esiste alcun margine di trattativa né di discussione. La crisi rende più difficilmente tollerabili il dissenso della classe sfruttata che si vede rapinata di diritti, salario e futuro.
E allora cariche a freddo contro lavoratori e studenti, intimidazioni, sgomberi di spazi occupati diventano le uniche risposte che questo sistema economico offre e può offrire.
Riteniamo imprescindibile un’analisi della fase che tenga conto degli attuali rapporti di produzione e dei conseguenti rapporti sociali per riuscire ad organizzare una risposta adeguata. I numerosi percorsi di lotte ambientali, studenteschi e lavorative non possono sopravvivere senza la capacità di strutturare una risposta consapevole e costante a questi attacchi che non tarderanno a ripetersi e ad alimentarsi piuttosto che a diminuire nella propria violenza repressiva.
Ore 12:00. Partiti dal centro, gli studenti si sono recati in presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito. Il presidio è nato in solidarietà agli studenti Milanesi colpiti dalle violente cariche della polizia dentro l’Università Statale di Milano, in seguito allo sgombero della biblioteca autogestita “Ex-Cuem”.La piazza non era vuota: una trentina di ex dipendenti del consorzio di Bacino, addetti alla raccolta differenziata, afferenti al Sindacato Confederale Nazionale Lavoratori Italiani, avevano un incontro programmato con il Prefetto a quell’ora.
Ore 12:40. Dopo un primo momento di compresenza, al lancio da parte degli studenti di alcuni cori antifascisti la situazione è degenerata per la provocatoria presenza di Salvatore Lezzi, fondatore di Forza Nuova a Napoli, arrestato nel 2003 per l’estorsione di tangenti dei disoccupati in connubio con lo storico clan Misso della Sanità, da sempre vicino all’estrema destra napoletana. Lezzi, assieme ad un altro gruppetto di infami ha iniziato un aggressione verbale e fisica nei confronti del presidio. Spinte, calci e minacce tutto questo sotto gli occhi di celere e digos. A questa aggressione fisica e verbale, si è cercato di dare una risposta seppur improvvisata e non organizzata. Non si è però riusciti a resistere alla successiva carica di celere che, ignorando il gruppo di fascisti, si è scagliata contro gli studenti, sospingendoli verso la piazza e riuscendo a fermarne uno.
Ore 13.10. Non cedendo al ricatto dell’abbandono immediato della piazza in cambio del rilascio del compagno, gli antifascisti sono rimasti in forma di presidio. Dopo un apparente momento di calma, alcuni dei principali protagonisti della provocazione iniziale hanno tentato di aggirare lo schieramento di celere. Proprio Salvatore Lezzi ha lanciato un casco in direzione del presidio non riuscendo a cogliere l’obiettivo. A questo punto è intervenuto un agente della digos che ha amichevolmente raccolto il casco da terra, restituendolo al camorrista/fascista. Grazie all’intervento di un Digos, dunque, il lancio è stato ripetuto due volte. Contemporaneamente altri sgherri si avvicinavano provocatoriamente ai compagni in atteggiamento di aperta sfida. Fianco a fianco fascisti e celere con. l’ausilio dei blindati, hanno caricato congiuntamente, costringendo gli studenti a ripiegare ai margini della piazza. Proprio in questi frangenti avviene il secondo fermo ai danni di un compagno riconosciuto, pestato, tradotto all’interno della Prefettura in cui sono continuate intimidazioni e vessazioni (schiaffi e altri colpi ai genitali). Nei video si vede distintamente uno dei servi fedeli di Lezzi lanciarsi contro i compagni e sistemarsi una cosa nella tasca destra; dal presidio si vedeva chiaramente il ferro di una lama brillare. Durante tutto lo svolgimento della dinamica e le cariche la Digos non si è accontentata di mantenere il solito, finto livello concertativo ma è stata anch’essa esecutrice e protagonista di offese verbali e fisiche e di continue provocazioni, altro segnale dell’innalzamento repressivo generale che suona anche come un campanello per chi in questi anni ha creduto di poter stabilire delle relazioni con questi soggetti. Al secondo ricatto il gruppo di compagni ha dovuto definitivamente sciogliere il presidio e riunirsi verso il Rettorato dove era prevista un’occupazione e una conferenza stampa.
Ore 14. Il Rettorato della Federico II è stato occupato per un’ora e mezza. Ovviamente il Rettore non si è mai presentato.
Si è deciso di continuare la giornata conoscendo la presenza nel pomeriggio in pieno centro storico del Ministro Carrozza.
Ore 16. Da Palazzo Giusso un centinaio di studenti si sono mossi per le strade del centro, intenzionati a denunciare quanto successo la mattina. Dopo aver attraversato le vie del centro storico ed arrivati in prossimità del Conservatorio di S.Pietro a Majella che ospitava la terza tappa dell’incontro con il Ministro Carrozza, il corteo si è trovato di fronte ad un dispiegamento di celere che impediva il passaggio. Si è perciò ripiegati in un vicolo secondario provando a raggiungere il conservatorio salendo via San Sebastiano. Neanche il tempo di disporsi in maniera più compatta che da Piazza Bellini, abbondantemente presidiata da Carabinieri e Polizia, si è distaccato parte di un plotone di Celere con alla testa il Vice Questore Fiorillo (già noto per la direzione di un reparto di Celere durante i giorni del G8 di Genova). La carica ha costretto al ripiegamento lo spezzone. I ragazzi che si trovavano a mantenere lo striscione sono stati colpiti brutalmente dalla carica che non si è fermata neanche di fronte ad auto e passanti. Questa carica ha di fatto chiuso il momento di contestazione.
Questa giornata ci lascia una serie di considerazioni da rapportare alla fase che cercheremo di puntualizzare:
1.Lo Stato in maniera efficace riesce a servirsi di strumenti che nel corso dei decenni ne hanno garantito la continuità e tutela. Fascisti e polizia oggi hanno ribadito che uno solo è il braccio armato del Capitale.
2.C’è un fortissimo innalzamento dello scontro tra classi e un conseguente aumento del ricorso agli strumenti repressivi.
3.Come risposta all’inasprimento del livello repressivo non risulta utile lo sbigottimento o peggio ancora il vittimismo che anzi riteniamo controproducente.
4.La sopravvivenza dei percorsi di lotta deve partire dall’unità dei percorsi reali. L’accantonamento di pietose mire egemoniche, diffidenze e di particolarismi sono sola tutela in grado di far fronte al livello di scontro messo in campo dalla controparte.
5. Il casco ti salva la vita!
Studenti Federico II www.studentifedericosecondo.org Mensa occupata www.mensaoccupata.org
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LA POLIZIA IN UNIVERSITÀ, GLI STUDENTI IN MEZZO A UNA STRADA
Lunedi 6 maggio, gli studenti che occupavano e vivevano la libreria autogestita ex-cuem, situata nella sede centrale della statale di Milano, si sono trovati di fronte uno scenario di devastazione quasi lunare. Durante il weekend, l’aula era stata devastata da una squadra di tirapiedi al guinzaglio del rettore Vago, che avevano proceduto a smontare tutto ciò che si trovava al suo interno, dagli scaffali alle piastrelle del pavimento.
Ma gli occupanti e gli studenti solidali non si sono dati per vinti e, dopo un corteo interno all’università, hanno occupato una nuova auletta, dove poter continuare i propri percorsi di lotta e riappropriazione contro l’università-azienda e la mercificazione del sapere.
Ma il rettore Vago e il dirigente amministrativo Annunziata non hanno decisamente apprezzato la cosa.
Poco dopo, ben 10 blindati di polizia e carabinieri si sono dati appuntamento poco distante la statale, in piazza Santo Stefano, attendendo solo l’autorizzazione del rettore a intervenire.
Non appena ricevuta, un’ottantina di sbirri si sono precipitati, manganello in mano e casco in testa, contro gli studenti, caricandoli ripetutamente e mandandone ben 4 all’ospedale con braccia e teste rotte.
È COSÌ CHE BARONI E AZIENDE VOGLIONO LE NOSTRE UNIVERSITÀ: FUORI GLI STUDENTI E DENTRO LA POLIZIA.
Aziendalizzano quel poco che rimane dell’università pubblica – ricercando una maggiore produttività inesistente – mercificano il sapere rendendolo un altro semplice oggetto da vendere sui mercati, precarizzano il futuro lavorativo delle presenti e future generazioni, devastano i territori come gli spazi autogestiti dagli studenti, che ogni giorno si autorganizzano nelle scuole e nelle università resistendo a questo sistema di cose.
Con ogni evidenza abbiamo assaggiato una parte dei piani di ristrutturazione e aziendalizzazione che tendono a creare un’università infinitamente più classista che, lungi dal voler appianare le differenze di classe, sempre più diventa uno strumento in mano a confindustria e governi per estendere ed esasperare lo sfruttamento e l’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli.
Possiamo riassumere il tutto con la frase che un baldo operatore di polizia (vedi Sbirro infame) ha pensato di rivolgere ad una studentessa: “gli studenti devono stare fuori dall’università”.
Non abbiamo dubbi in merito a questo desiderio da parte degli organi repressivi dello stato, dei governi e, non ultimi, i consigli d’amministrazione dei nostri atenei.
Questo è un attacco che come studenti e studentesse ci riguarda tutti e tutte. È un attacco a chi autorganizza percorsi di lotta all’interno delle università, per riprendersi il diritto ad una qualità della vita e del diritto allo studio che vogliono toglierci e che ci appartiene, e che richiede una risposta collettiva e organizzata.
SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE DELLA EXCUEM
RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE CI SPETTA!
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RIPRENDIAMOCI CiO’ CHE DOVREBBE ESSERE GIA’ NOSTRO!
All’interno della nostra facoltà, quotidianamente, ogni studente si trova a dover utilizzare passivamente i pochi spazi concessi.
Quante volte vi siete trovati a dover anticipare la sveglia mattutina per riuscire a trovare un posto libero in biblioteca? E quante volte, non riuscendoci, avete dovuto ripiegare per una soluzione alternativa inadeguata ed alquanto scomoda, come le scale o i finti pianerottoli? O a dover vagare all’interno della facoltà, alla ricerca disperata di un’aula vuota per una sola ora di studio?
Se è difficile trovare uno spazio anche solo per studiare, uno spazio volto invece alla socialità tra gli studenti, dove potersi confrontare e magari sviluppare un’analisi critica di ciò che ci viene propinato nelle lezioni e della realtà che viviamo tutti i giorni, non è nemmeno concepito.
Allo stesso modo, la nostra facoltà, non fornisce alcuno spazio a quelli studenti che, non potendo sostenere quotidianamente i costi di un pasto fuori casa, si trovano a dover consumare il proprio pranzo in situazioni a dir poco svantaggiose; ne allo stesso tempo è dotata di un servizio mensa, costringendoci così a rimediare il “pranzo” a prezzi elevati, data la posizione nel centro della città in cui si trova la nostra università, nei vari bar e affini dislocati all’interno e nei dintorni della facoltà.
Tutti questi disagi e disservizi però non sono casuali, bensì sono frutto da un lato dei tagli all’università pubblica, perpetuati dai vari governi succedutisi negli ultimi quindici anni, e dall’altro dalle logiche che vogliono l’università non più come luogo in cui sviluppare il proprio sapere personale e critico, ma come uno strumento assoggettato alle esigenze del mercato.
In quanto studenti vorremmo riappropriarci, almeno per una giornata, degli spazi e tempi che l’università-azienda ci toglie. Invitiamo quindi tutti gli studenti e studentesse a un’assemblea MERCOLEDÌ 8 MAGGIO alle 14.30 in cortile per confrontarci su queste problematiche e sui nostri bisogni, portando idee e contenuti per preparare insieme questa giornata di RIAPPROPRIAZIONE e LOTTA.
Parliamone assieme Mercoledi 8 maggio
pranzo sociale ore 12
assemblea in cortile ore 14
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ESTENDERE LA SOLIDARIETA’, CONTINUARE LA LOTTA
FIRENZE, PROCESSO 4 MAGGIO – 13 GIUGNO:
86 INDAGATI
Il 4 maggio del 2011 a Firenze ha inizio l’operazione di polizia coordinata dal Gip Rocchi, che portava a diverse perquisizioni ed ai primi arresti nei confronti di diversi militanti e studenti del movimento.
Un’inchiesta costruita sull’applicazione dell’associazione a delinquere alle lotte politiche e sociali a cui si sommava la contestazione di altri reati: manifestazione non autorizzata, resistenza, oltraggio, danneggiamento, occupazioni, in relazione alle mobilitazioni contro la presenza dei fascisti in città, contro la possibile apertura di un CIE in Toscana, a difesa della scuola e dell’università pubblica o durante manifestazioni di solidarietà nei confronti dei compagni coinvolti in altri processi.
Il 13 giugno, a seguito di diverse iniziative di solidarietà, il Gip dette il via alla seconda fase dell’operazione per un totale di 35 misure cautelari tra arresti -uno in carcere e gli altri ai domiciliari – e obblighi di firma, con ben 86 compagni sotto processo.
Esattamente due anni dopo, il 3 maggio 2013, al tribunale di Firenze è fissata la prima udienza del primo grado del maxiprocesso contro il movimento fiorentino che vede come parte attiva al fianco dell’accusa anche le cosiddette “parti civili”: digos e polizia, Confindustria, leghisti e fascisti.
Ma come già accennato questo non è l’unico processo in corso a Firenze.
Ci sono processi che riguardano le mobilitazioni contro la guerra in Libia, contro il sottoattraversamento dell’Alta Velocità e in solidarietà con la Val Susa, altri ancora per azioni e mobilitazioni antifasciste o che riguardano la lotta per il diritto alla casa, dalle occupazioni alla difesa dagli sfratti. Alcuni di questi processi hanno già visto condanne nei vari gradi di giudizio o addirittura per decreto penale, formula per la quale la condanna è emessa direttamente durante le indagini preliminari. In alcuni casi aspettiamo a breve l’esito di nuove sentenze, altri processi invece sono appena iniziati o solo minacciati come in occasione delle recenti contestazioni studentesche al Senato Accademico contro l’entrata dei privati nel Consiglio d’Amministrazione e la presenza di Visco in Università.
Militarizzazione di interi territori come a Niscemi, a L’Aquila e in Valsusa; inchieste, processi e arresti a carico di centinaia di militanti; condanne pesanti, in un contesto di profonda desolidarizzazione, come per i fatti di Genova del 2001 e dei più recenti arresti per gli scontri del 15 ottobre a Roma con l’utilizzo del reato di devastazione e saccheggio; cariche della polizia, crumiraggio, intimidazioni, fogli di via e licenziamenti contro i lavoratori più attivi nelle lotte sui posti di lavoro e i compagni solidali con queste mobilitazioni. Questa è la situazione che abbiamo davanti in tutta Italia e di fronte alla quale non è possibile tacere. Crediamo quindi che il corteo del 4 maggio Firenze, a due anni esatti dall’inizio dell’operazione repressiva, il giorno successivo alla prima udienza del primo grado, debba essere un momento per manifestare la SOLIDARIETÀ nei confronti dei compagni coinvolti in questo processo così come in tutti gli altri, perchè la repressione non abbia la possibilità di agire nel silenzio, cercando di accrescere la consapevolezza rispetto ai meccanismi e gli strumenti che lo Stato utilizza per colpire chi sta già lottando e respingere nel “privato” tutti coloro che alle lotte si stanno avvicinando oggi, affinché nessun compagno si senta e resti solo davanti alla repressione.
Solidarietà agli studenti fiorentini.
SOLO LA LOTTA PAGA!
LA SOLIDARIETÀ È UN’ARMA,
USIAMOLA!
Red Net - www.red-net.it Assemblea Scienze Politiche
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FACEVAMO QUELLO CHE DOVEVAMO
Facoltà di Scienze Politiche – via Conservatorio, 7
MERCOLEDI’ 24 APRILE, ore 16.30 in aula 3
”FACEVAMO QUELLO CHE DOVEVAMO”
proiezione della video-intervista a Paolo Finardi, militante della Volante Rossa – Martiri Partigiani.
La testimonianza di chi, all’indomani della Liberazione, in un periodo di guerra civile, scelse di continuare a lottare per la fine di un modello sociale basato su disuguaglianza e sfruttamento, sostenendo le lotte operaie, colpite degli attacchi e dei soprusi di fascisti e polizia.
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E’ GIUSTO DIRE ANTIFASCIMO E’ ANTICAPITALISMO
Qualche giorno fa sono apparse delle scritte e dei manifesti sui muri intorno alla nostra facoltà, che recitavano “GRUPPO ALPHA…all’università si combatte”. Inoltre, girando per cortile e corridoi, sono spuntati anche alcuni adesivi di questo “gruppo alpha”, sempre assieme a quelli di una nota associazione dell’estrema destra milanese, “Lealtà e Azione”. Ma chi sono gli autori di tutto ciò?
Facendo una rapida ricerca sul web, si trovano articoli e diversi riferimenti che legano direttamente questi due gruppi. Mentre i componenti del “Gruppo Alpha” si mascherano dietro la faccia pulita di studenti modello che richiedono più servizi dall’università (ma anche maggiori legami con le imprese!), i militanti di “Lealtà e Azione” sono ben altra cosa. I membri di questa associazione fascista, infatti, sono gli stessi autori dell’accoltellamento di un giovane lo scorso 2 Dicembre, vicino alla stazione centrale. Ma non solo. Negli ultimi anni, diverse sono state, infatti, le aggressioni a immigrati, omosessuali o a militanti di collettivi o partiti della sinistra, e in generale contro tutti coloro che non si omologano alla loro visione razzista e xenofoba della società. Nel tempo, purtroppo, diverse di queste aggressioni sono terminate con brutali omicidi. Ricordiamo, infatti, Renato Biagetti, ucciso a Ostia dopo un concerto, Nicola Tommasoli, aggredito e ucciso a Verona per strada, piuttosto che Abba Abdoul Guibre ucciso perché aveva rubato dei biscotti in un bar, senza dimenticare la strage eseguita da Casseri in Piazza Dalmazia a Firenze e la notte nera di milano, l’accoltellamento di Davide “Dax” Cesare, di cui qualche settimana fa ricorreva il 10° anniversario della morte e che per l’occasione ha visto scendere in piazza, a Milano, un corteo antifascista di oltre 10000 persone.
Questi personaggi, non soltanto fanno uso di pratiche squadriste, razziste e sessiste, ma, dietro la facciata dei diligenti studenti – come dicevamo – hanno un’idea ben precisa di come vorrebbero l’università: sempre più assoggettata agli interessi delle imprese e dei privati, senza non si sa quale beneficio per noi studenti. Se durante il movimento dell’Onda del 2008 difendevano la Riforma Gelmini che aziendalizzava il mondo del sapere, adesso, dopo che governi, banche e confindustria hanno realmente trasformato l’università in un’azienda, i fascisti chiedono che questa sia sempre più funzionale alle esigenze della produzione, razionalizzando tutti gli aspetti della vita degli studenti in modo che questi siano sempre più subordinati alle logiche del profitto che dominano il mondo dell’istruzione.
Se le parole d’ordine del corteo per i 10 anni dalla morte di Dax erano “antifascismo è anticapitalismo e anticapitalismo è antifascismo” – nel quale noi pensiamo sia giusto riconoscersi – riteniamo che qualsiasi tentativo di inserimento di pratiche fasciste nella vita di tutti i giorni di noi studenti sia da bloccare con ogni mezzo.
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LA STORIA NON SI SCRIVE NEI TRIBUNALI
Solidarietà agli studenti condannati per le mobilitazioni del 2008
Il 25 Marzo 2013, il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza di primo grado verso alcuni studenti per la tentata occupazione della stazione di Milano Cadorna, avvenuta durante il periodo di mobilitazione noto come “movimento dell’Onda”. Si tratta di 4 condanne dai 5 ai 9 mesi per un totale di quasi 3 anni di condanna per reati che vanno dalla violenza a pubblico ufficiale, al lancio di oggetti, all’istigazione a delinquere.
“Mai quest’onda mai mi affonderà, gli squali non mi avranno mai…
Colpendo gli studenti che si sono battuti con più decisione, si tenta di rinchiudere dentro i tribunali un grande movimento, che tra il 2008 e il 2009, si batté sia contro la riforma Gelmini, sia contro le politiche neoliberiste di governo e Confindustria. Centinaia di migliaia di persone scesero in piazza nei cortei, nei blocchi stradali e delle stazioni, nelle occupazioni delle facoltà e delle scuole; le nostre rivendicazioni non riguardavano soltanto l’ambito studentesco: collegarsi alle lotte dei lavoratori, contro i licenziamenti, o contro l’ulteriore precarizzazione della forza lavoro, erano parole d’ordine assunte da buona parte del movimento.
Chi governa sa benissimo che il mondo della formazione, afflitto dai continui tagli al diritto allo studio imposti dalla crisi e dal regime di austerity, è sempre più funzionale ad un mondo del lavoro precario e senza alcuna garanzia. Solo in questi ultimi giorni si è constatato – secondo fonti ISTAT – di come la disoccupazione giovanile tra i laureati sia aumentata in un solo anno del 35%, senza contare gli stage, il lavoro sommerso e gli impieghi senza contratto. Le stesse rivendicazioni del movimento studentesco dell’Onda sono perciò oggi più che mai valide, e ciò viene anche dimostrato dalla volontà dello Stato e degli organi repressivi di colpire quegli studenti che hanno continuato e continuano a lottare contro l’università e la scuola azienda, contro l’istruzione-merce, ricollegandosi alle lotte dei lavoratori e, più in generale, a quelle contro lo sfruttamento e la devastazione di vite e territori.
La risposta migliore ad un attacco repressivo è quindi continuare la lotta: per questo, pensiamo che si debba riportare la questione dalle aule dei tribunali agli studenti, ai giovani lavoratori che hanno dato vita a quelle mobilitazioni, e che ancora oggi si battono.
Sviluppare una memoria collettiva, da anteporre alla “memoria giudiziaria” significa prima di tutto porre le basi e affilare la critica per le future mobilitazioni, sia nella scuola che nel mondo del lavoro. Allo stesso tempo, è l’esempio migliore che si possa dare verso le giovani generazioni di studenti che, cercando di sviluppare la loro critica alla deriva aziendalista della scuola e dell’università, stanno già preparando la prossima Onda.
“Aspettando un’onda lunga, passa la cera un’altra volta.
Poi col vento nelle mani, qui il futuro è già domani”
Ribellarsi era, è, e sarà giusto!
No all’istruzione merce!
No alla scuola/università-azienda!
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ANTIFASCISMO E’ ANTICAPITALISMO
ANTIFASCISMO E’ ANTICAPITALISMO
Contro l’aziendalizzazione dell’università e della scuola, contro ogni fascismo.
Assemblea in preparazione dello spezzone studentesco in vista del corteo anticapitalista ed antifascista del 16 marzo.
MERCOLEDI’ ore 16.30 AULA 3 – FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE
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