APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UNO SPEZZONE UNIVERSITARIO DI CLASSE PER LA GIORNATA DEL 19 OTTOBRE A ROMA

Il 18 e 19 ottobre Roma sarà luogo di mobilitazione contro le manovre di austerity imposte da governi e padroni come unica via da percorrere per salvare se stessi a discapito di studenti, lavoratori e disoccupati.

I cosiddetti “sacrifici” altro non sono che l’abbassamento degli standard di vita dei soggetti subalterni al sistema capitalista: dimezzamento del salario, aumento indiscriminato dei carichi di lavoro e conseguente disoccupazione, tagli ai fondi che sostenevano tutti quei diritti fino a ieri garantiti da anni di lotte, i quali altro non sono a loro volta che salario indiretto.

Vogliono farci pagare ciò che già dovrebbe essere nostro.

In quanto studenti e proletari subiamo in prima persona questa forma di macelleria sociale chiamata “revisione di bilancio”: dalla precarietà di vita impostaci, fino all’aumento indiscriminato di tasse scolastiche, caro-libri e strutture inadeguate e fatiscenti.

Tutto ciò ha come effetto la tendenza ad escludere dalla formazione gli appartenenti alla nostra classe : questo non si esaurisce solo nelle già citate barriere economiche ( a cui si aggiungono quelle formali dei test di ingresso e corsi a numero chiuso ), ma si articola ulteriormente nella divisione in serie A e B degli atenei – dove solo i primi avranno fondi, al puro scopo di formare ideologicamente e tecnicamente la futura classe dirigente – e nella parzialità dei metodi di giudizio a discrezione del professore-barone, che da sempre difende il suo feudo accademico da qualunque minaccia di pensiero critico.

In poche parole, se nella scorsa congiuntura economica il sistema capitalista necessitava forza-lavoro altamente qualificata ora che il controllo sulla produzione è sempre più automatizzato, non ci lascia altra prospettiva se non quella di gettarci direttamente in un mondo del lavoro che ci vuole lavoratori dequalificati e altamente ricattabili..

Tutto questo avviene in nome della meritocrazia, giustificazione ideologica che pretenderebbe di decidere chi può accedere all’istruzione e chi no, mettendoci così in concorrenza l’uno contro l’altro per accaparrarci ciò che dovrebbe essere di tutti. Ecco, quindi, trovato il modo per camuffare i tagli indiscriminati degli ultimi anni che tolgono a tutti per dare a una cerchia sempre più ristretta:‘i meritevoli’. Spesso però, questi pochi meritevoli non sono altro che gli appartenenti alle classi più agiate e non chi è alla perenne ricerca di un lavoro per mantenersi gli studi.

Come se tutto ciò non bastasse chi riesce a superare questa selezione troverà un’ università che, lungi dall’essere un luogo di apprendimento critico e neutrale, è sempre più “aziendalizzata”. Un luogo quindi dove domina la riproduzione ideologica e tecnico-nozionistica di imprese e padroni.

Come studenti e studenti-lavoratori sentiamo quindi l’esigenza di scendere a Roma il 19 ottobre per rilanciare la nostra lotta all’interno dell’università e per riprenderci ciò che progressivamente ci stanno togliendo.

Invece di elemosinare forme di assistenza, la nostra parola d’ordine sarà riappropriazione, ovvero il terreno che ci vede impegnati materialmente nella difesa del diritto allo studio delle classi subalterne rispetto agli attacchi che ci rivolge il comando capitalista di governi e padroni, tanto sui luoghi di lavoro quanto nelle facoltà.

L’occupazione di spazi lasciati chiusi per anni all’interno delle nostre facoltà; la riappropriazione, quindi, di spazi in cui mettere in discussione il nozionismo impartito dai corsi; la condivisione gratuita di libri in pdf e le biblioteche autogestite; la creazione di momenti di dibattito e controinformazione; l’organizzazione di pranzi sociali per far fronte all’aumento dei prezzi dei pasti nelle mense universitarie; l’occupazione di luoghi ove creare studentati contro il caro-affitti; la difficoltà a sostenere le spese dei trasporti i quali dovrebbero essere un diritto: questi sono gli argomenti con i quali scenderemo in piazza, queste sono le basi per ricostruire.

Riprendiamoci ciò che è nostro.

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