Gli studenti di Scienze Politiche su alcun* docenti della facoltà e sul caso Giannino

Riportiamo qui di seguito la risposta degli studenti al comunicato del preside di Scienze Politiche (firmato da numerosi professori della facoltà), sugli avvenimenti del 1 dicembre. Al termine della risposta c’è in allegato anche il testo dei docenti cosicché chiunque possa trarre le proprie conclusioni”.

GLI STUDENTI DI SCIENZE POLITICHE SUL CASO GIANNINO

I fatti accaduti giovedì 1 dicembre nella facoltà di scienze politiche sono giusti. Un ricco giornalista che per anni ha raccontato quotidianamente sui media nazionali che lo smantellamento dello stato sociale, la libera concorrenza e la precarietà fossero la medicina di tutti i mali, merita pomodori e insulti da chi da anni subisce gli effetti collaterali di tali medicine, ossia la maggioranza di noi studenti. Quello che più ci interessa notare è che gli sproloqui del signor Giannino non rappresentano altro che la faccia sbarazzina e telegenica di ciò avviene quotidianamente nella facoltà di Scienze Politiche di Milano, dove da molto tempo ci viene insegnato che:
– tagliare lo stato sociale (loro la chiamano ‘ricalibratura’);
– precarizzare la manodopera (in linguaggio dotto ‘flessibilizzazione della forza-lavoro’);
– licenziare selvaggiamente (come ci insegna il signor m’Ichino a Confindustria, la ‘riduzione dei privilegi’);
– tenere sotto controllo l’inflazione (ergo, riduzione del salario diretto e indiretto a vantaggio delle rendite finanziarie);
sarebbero i prerequisiti della crescita economica. Probabilmente, i nostri cattedratici e i loro portaborse devono aver vissuto sulla luna, non accorgendosi che nonostante 30 anni di liberismo, dal 2008 ci troviamo nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, con il 30 per cento di noi giovani e meno giovani condannati ad un futuro di disoccupazione, salari e pensioni da fame. Per questa ragione, non ci stupiamo minimamente della condanna del corpo baronale (con servitù annessa) della facoltà di Scienze Politiche nei confronti di noi studenti che abbiamo contestato la presenza del signor Giannino e dei crumiri di “azione universitaria” che tenevano l’asta. Ma il ridicolo, i nostri docenti, lo sfiorano quando pretendono di impartirci lezioni di democrazia e pluralismo. Dicono le anime pie: “l’università deve essere una zona franca dove tutte le idee hanno libero accesso e libera espressione…nessuno può arrogarsi il potere di stabilire e imporre chi può parlare e chi deve stare zitto, chi ha le idee giuste e chi quelle sbagliate.” In una facoltà in cui:
– il reclutamento è effettuato in base alla fedeltà mostrata al barone di turno;
– i soggetti che si rifiutano di portare le borse e prostituire la propria testa e la propria dignità sono purgati con precisione geometrica in ambito concorsuale;
– la maggioranza dei programmi serve a riprodurre i privilegi di una parte della società (la loro) sull’altra (la nostra);
– il nostro diritto di discutere in maniera critica di scienze sociali è represso a scadenze semestrali dalla polizia;
tale richiesta di ‘rispetto dei diritti e delle libertà degli altri’ ci sembra un miserabile tentativo di coprire le proprie vergogne e le proprie responsabilità.
Oggi è toccato a Giannino e ai suoi paggetti di corte di azione universitaria. Domani chissà…

Assemblea di Scienze Politiche
scienzepolitichemilano_at_inventati.org
www.spomilano.noblogs.org

Alcuni/e docenti sul caso Giannino

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