Qual è la vera violenza?Riflessioni sulla mobilitazione del 15 ottobre

In questi mesi abbiamo visto mobilitarsi, contro le politiche di governi, UE, e banche centrali, tutti quei soggetti sociali ai quali si vuole fa pagare i costi della crisi: noi lavoratori (o studenti-lavoratori) prima dovremmo “pagare il debito”, e poi rinunciare a buona parte dei nostri diritti, e del nostro salario, per permettere a imprese, banche e speculatori di tornare a fare profitti.

Di fronte a questo scenario, l’opposizione è ampia e articolata, dalla Grecia, alla Spagna alla Gran Bretagna, sino a lambire l’altra costa dell’Atlantico. Questo perché ovunque, di fronte alla crisi, i governi agiscono tutti allo stesso modo: salvano le banche e buttano a mare i lavoratori.

 

La grande partecipazione al corteo di Roma ci dimostra quanto ampie siano le contraddizioni sociali e, soprattutto, quanta poca fiducia riponiamo nelle “ricette” dei governi. Loro, del resto, non sembrano prestare molto ascolto quando protestiamo secondo le “regole”. Contro la svendita dell’università pubblica per esempio, abbiamo fatto di tutto: dai cortei, alle lezioni in piazza, a manifestazioni di ogni genere. Ma solo quando la protesta ha assunto un carattere più “incisivo” (cortei selvaggi, blocchi, ecc.) la questione è uscita con forza. Nonostante tutto, poi, la riforma è comunque passata …

 

Qual è la violenza legittima?

Noi non accettiamo lezioni di “confronto democratico” dai signori che siedono in parlamento e che decidono sulle nostre teste. Nessuno di loro ci ha mai chiesto se ci va bene essere sfruttati, precari a vita, in un call center, in una cooperativa, o in qualsiasi altro posto di lavoro. Volutamente, mantengono decine di migliaia di migranti, per i quali non è possibile ottenere un permesso di soggiorno, in una condizione di totale ricattabilità. Destinano poi milioni di euro per interventi militari che implicano immani sofferenze per le popolazioni che li subiscono. Tagliano le risorse per scuole e università, mentre investono miliardi nelle grandi opere che devastano il territorio (come la TAV).

Questa è la democrazia. Non solo abbiamo una cricca di governanti corrotti che vivono sulle nostre spalle; ora, distruggono perfino il nostro futuro. E’ questa la legalità che difendono. E si indignano pure di fronte alla legittima e concreta protesta di coloro che, nei loro piani, devono soltanto tacere.

 

Lunedì mattina, dopo il corteo, sono partite in varie città decine di perquisizioni, giustificate dall’articolo 41 Tulps (testo unico leggi di pubblica sicurezza; un arnese recuperato direttamente dal ventennio fascista). Suddetto articolo permette la perquisizione da parte delle forze di polizia “che abbiano avuto notizia, anche indiziaria, di armi, munizioni o materiali esplodenti in qualsiasi luogo pubblico o privato”. Un modo per “piegare” le leggi che loro stessi scrivono qualora non convenga osservare. Non ci sorprende un tale evento, al contrario lo vediamo come un disperato tentativo di intimidire le migliaia di persone che hanno occupato piazza San Giovanni ed estraniarle dalle centinaia di migliaia che hanno riempito Roma. Il solito trucco del “divide et impera” dal tempo dei romani alle democrazie odierne resta sempre attuale. Vorrebbero farci credere che si trattò di provocatori o di delinquenti. Ma come scrive una compagna, la quale citiamo volentieri, “vorrei chiedervi l’umiltà di comprendere che più di 10.000 persone oggi hanno caricato e controcaricato la polizia, la finanza e i carabinieri… e lo hanno fatto compatti, spalla a spalla, metro per metro.

Come si fa tra compagni, non tra guardie o aspiranti tali”.

 

Continuiamo la lotta contro l’aziendalizzazione dell’università e la precarietà sui luoghi di lavoro, in totale solidarietà con gli studenti e i lavoratori che ovunque nel mondo si oppongono alle politiche neoliberiste del governo di turno.

 

La vera violenza è precarietà, guerra e sfruttamento. Libertà per tutti gli arrestati!

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